Ancora uno stop per Morrissey, ancora concerti cancellati. Questa volta sono cinque le date del tour europeo saltate a causa di un infortunio occorso a un non meglio identificato membro della band. E così, dopo lo show annullato l’8 luglio a Belgrado, sono cadute anche le tappe previste a Bucarest, Istanbul, Atene e Šibenik. Un altro inciampo in un calendario già segnato da innumerevoli disguidi: come ricorda Consequence of Sound, dal 2010 a oggi Morrissey ha fatto registrare oltre 100 cancellazioni.
L’ultima volta era toccato a Stoccolma, dove il cantante aveva dato forfait per "stanchezza accumulata" dopo un tour de force di sei paesi in sette giorni. Ora si parla di un infortunio, ma i dettagli restano vaghi. Nonostante tutto, le date italiane rimangono al momento confermate. Il tour dovrebbe riprendere il 23 luglio proprio dal nostro paese, a Gardone Riviera, per poi toccare Lucca (26 luglio, Lucca Summer Festival), Roma (28 luglio), Catania (31 luglio) e Ostuni (3 agosto, Locus Festival).
D’altronde, seguire Morrissey in tour è diventata ormai una questione di fede più che di logistica: acquistare un biglietto equivale spesso a un salto nel buio. Dopo l’estate europea, il tour dovrebbe proseguire in Nord America, recuperando anche alcune delle date precedentemente rimandate.
Sul fronte discografico, invece, la situazione resta ferma. Dopo "I Am Not A Dog On A Chain", Morrissey non ha pubblicato nuovi album. Il successivo "Bonfire Of Teenagers" è ancora in cerca di un’etichetta, ostacolato – secondo il cantante – dal disinteresse generale dell’industria musicale e delle radio nei suoi confronti.
A proposito degli Smiths, nei giorni scorsi Johnny Marr è tornato a parlare del tema della reunion, un’ipotesi che da anni agita i fan ma che si è infranta contro un muro di scelte artistiche e personali. Ospite del podcast Stick to Football, il chitarrista ha ribadito il rifiuto a un’offerta a dir poco milionaria: "Non è stato solo un no di principio, ma perché il vibe non era quello giusto. Mi piace quello che faccio adesso, voglio continuare a scrivere le mie canzoni, essere un performer migliore". Marr ha raccontato anche il contesto in cui gli Smiths nacquero e si sgretolarono, sottolineando come la band fosse un progetto assemblato “a freddo” più che una fratellanza naturale: "Non eravamo amici di scuola, ho messo su la band da ragazzo e ci siamo voluti bene in fretta, ma non ci conoscevamo davvero. A 23 anni ero già in riunioni con commercialisti a parlare di tasse che non capivo. Divertente? All’inizio sì, poi no. Mi ha spezzato il cuore lasciare gli Smiths, ma oggi sono certo che era la scelta giusta".
Le parole di Marr risuonano in netto contrasto con quelle di Morrissey, che lo scorso anno aveva svelato in un’intervista su Medium un’offerta concreta di AEG Entertainment per un tour mondiale nel 2025, sfumata per “incomunicabilità” con Marr. Il frontman aveva precisato di non cercare un riavvicinamento personale, ma di volere omaggiare i fan prima che fosse troppo tardi. Morrissey non aveva risparmiato accuse al collega, denunciando la registrazione del marchio The Smiths da parte di Marr come un’operazione alle sue spalle per bloccare un greatest hits. Marr ha subito replicato, spiegando che la registrazione del marchio era una mossa preventiva contro possibili speculatori, e ribadendo con fermezza: "Non ho ignorato l’offerta, ho semplicemente detto no. E non me ne pento".
A chiudere definitivamente le porte a qualsiasi ipotesi di reunion è arrivato anche Mike Joyce, l’ex-batterista, che dopo la scomparsa di Andy Rourke nel 2023 ha dichiarato senza mezzi termini: "Senza Andy, non ha senso. È impossibile".
Gli Smiths restano così nel mito, intatti nel loro splendore e nella loro frattura, icona di un’epoca e di un’attitudine che nessun ritorno potrà mai replicare.
Nei giorni scorsi, invece, Nick Cave ha raccontato di aver rifiutato l’opportunità di collaborare con Morrissey su un brano che l’ex frontman degli Smiths stava producendo lo scorso anno, a causa dei suoi contenuti “anti-woke”. La rivelazione è arrivata nell’ultima lettera pubblicata sul sito ufficiale di Cave il 16 giugno, in risposta alla domanda di un fan su come faccia a dire di no a certi progetti che gli vengono proposti. Il cantante ha citato proprio Morrissey come esempio, descrivendolo come una figura “indiscutibilmente complessa e divisiva, uno a cui piace più che un po’ il fatto di infastidire la gente”. In questa ottica, Cave ha ricordato una serie di scambi avvenuti tra i due lo scorso anno, durante i quali l'ex-leader degli Smiths gli aveva chiesto se volesse contribuire a un brano che stava componendo, con un “intro di bouzouki greco”. Il cantautore australiano ha aggiunto: “Sembrava che non volesse che cantassi davvero nel brano, ma che recitassi, sopra il bouzouki, un’invettiva anti-woke inutilmente provocatoria e un po’ sciocca che aveva scritto". E ancora: “Anche se in parte potevo condividere il sentimento, non era proprio il mio genere. Cerco di tenere fuori la politica dalla musica di cui mi occupo. Trovo che abbia un effetto limitante e che sia in contrasto con ciò che cerco di ottenere. Quindi, ho cortesemente rifiutato. Ho detto di no”.