Pink Floyd: la rivelazione di Roger Waters a proposito di “Wish You Were Here”: “La scrissi in un’ora, è una canzone sulla perdita”

09-07-2025
Una delle canzoni più celebri dei Pink Floyd nata da un momento di ispirazione improvvisa. Tra i brani più amati e iconici della formazione inglese, “Wish You Were Here” occupa un posto speciale nel cuore dei fan. Pubblicata nel 1975 come title track del nono album della band britannica, la canzone è un commosso tributo a Syd Barrett, membro fondatore del gruppo, la cui salute mentale era precipitata già alla fine degli anni Sessanta. Barrett, che ha lasciato i Pink Floyd nel 1968, è morto nel 2006, ormai da tempo lontano dalla scena pubblica.
In un’intervista rilasciata qualche tempo fa a Dan Rather, Roger Waters ha raccontato la genesi del brano, ricordando quanto fu rapida e naturale la sua stesura: “È una di quelle canzoni che sono venute fuori con estrema facilità. David Gilmour stava suonando il riff, l’ho sentito e gli ho chiesto: ‘Cos’è? Suonalo ancora’. L’ho imparato al volo e gli ho chiesto come proseguiva. Mi disse: ‘È tutto qui’. Gli risposi: ‘Mi piace, ti dispiace se provo a vedere dove porta?’. Ho aggiunto qualche accordo e il resto della canzone è venuto fuori molto velocemente. Se non sbaglio, l’ho scritta in un’ora. È stato uno di quei momenti rari in cui il flusso di coscienza funziona perfettamente: le parole arrivano con il ritmo giusto, con significato e musicalità. Non ho mai voluto analizzarle troppo, sarebbe come sezionare una farfalla: alla fine ti restano solo polvere e frammenti”.
Waters ha poi spiegato che al cuore del brano c’era il tema dell’assenza — in primis quella di Barrett: “Parlava della perdita, in un certo senso della scomparsa di Syd, che era stato sopraffatto dalla malattia mentale. Era un amico affascinante, esuberante e di grande talento. Mi manca. Ma mi manca dal 1968, da quando ha cominciato a smarrirsi in una condizione che potremmo chiamare schizofrenia. Chiamatela come volete, ma quando accade, rende impossibile comunicare. È come se si alzasse un muro. E Syd quel muro lo ha costruito davvero. Fu terribilmente triste”. Waters ha inoltre riconosciuto che il brano attinge anche a un lutto più antico e personale: la morte del padre durante la Seconda Guerra Mondiale.

Quest'anno, i fan della band inglese si preparano a celebrare i 50 anni di "Wish You Were Here" (1975). Per approfondire la genesi e i contenuti dell'album, è disponibile in streaming su RaiPlay e sulla piattaforma Prime Video il documentario "Pink Floyd: The Story Of Wish You Were Here".
Il film, diretto da John Edginton, racconta anche quale fu il vero ispiratore occulto del disco, ovvero Syd Barrett. Il "Crazy diamond", come viene definito nel disco, era il primo leader dei Pink Floyd, il compagno perduto che la band inglese avrebbe poi continuato a rievocare anche nei dischi successivi.
Tutto parla di lui, nel disco del 1975, ma lui non c’è. Nemmeno quando compare senza annunciarsi negli studi di Abbey Road il 5 giugno 1975, scioccando i suoi ex-compagni che sono al lavoro su “Shine On You Crazy Diamond”, la canzone dedicata a lui. È irriconoscibile: corpulento, sopracciglia e capelli rasati, ma soprattutto sguardo spento. Syd Barrett, nell’album “Wish You Were Here”, che uscirà a settembre dello stesso anno, è presente con la sua assenza. Il membro fondatore e primo leader della band viene ricordato da David Gilmour, Nick Mason e Roger Waters nel doc “Pink Floyd: The Story of Wish You Were Here".
I disturbi psichici legati all’abuso di droghe costringono Barrett ad abbandonare il gruppo nel 1968. Ma sono le sue visioni psichedeliche a rendere i Pink Floyd un fenomeno cult: “Appena sono entrato in studio mi sono accorto che era Syd il motore creativo”, ricorda il primo produttore della band Joe Boyd.

Nel 1973, cinque anni dopo la dipartita di Barrett, “The Dark Side Of The Moon” diventa il top album di tutti i tempi. Il successo planetario disorienta i quattro artisti, soffocati dall’industria musicale: “Dovevamo capire per che motivo eravamo nel settore – se eravamo effettivamente artisti oppure uomini d’affari”, racconta il chitarrista David Gilmour e continua: “Non ci saremmo più separati perché avevamo paura del dopo Pink Floyd, di perdere quel marchio così forte e protettivo”.
Quando a gennaio 1975 si mettono in studio per un nuovo album, l’inerzia creativa li congela. L’ombra di Syd grava sul gruppo: costruiranno un album basato sull’assenza che parte dalla mancanza del loro primo frontman. Recuperano “Shine On You” dell’anno precedente. “È il mio omaggio a Syd. L’esperienza sincera della mia tristezza, l’ammirazione del suo talento e il dolore per aver perso un amico”, racconta Waters, che vede “Wish You Were Here”, nata dalla collaborazione con Gilmour, come un'idea più ampia: “Posso dirvi che cosa significa per me, ma qualsiasi interpretazione è legittima”.
La delusione per l’industria musicale è l’altro grande tema, espresso in “Have A Cigar”, registrata dal cantante Roy Harper, che si trova lì per caso, perché nessuno della band riesce a cantarla.
"Wish You Were Here" è un concept-album sulla purezza e l'innocenza ormai perdute, con riferimenti neanche troppo velati a Syd Barrett. Venderà 19 milioni di copie in tutto il mondo, passando alla storia insieme alla copertina dell’artista Storm Thorgerson, con i due uomini d’affari che si stringono la mano mentre uno dei due prende fuoco, non un fotomontaggio ma uno scatto del socio di Thorgerson, Aubrey "Po" Powell. “È un album di dolore, rabbia e amore. Ma soprattutto amore”, dirà Waters, che nel 1985 lascerà la band. Gilmour, Waters, Wright e Mason suoneranno di nuovo insieme solo 25 anni dopo, nel 2005. L’anno successivo, a 60 anni, Syd Barrett morirà.

Nel 2025, con il loro storico album live registrato tra le suggestive rovine dell'antico anfiteatro romano di Pompei, i Pink Floyd sono tornati addirittura in vetta alla top ten italiana. "Pink Floyd At Pompeii - MCMLXXII" è stato infatti al numero 1 nella classifica degli album più venduti della settimana, nonché in quella dei vinili, secondo le rilevazioni Fimi/Gfk. L'album è uscito in concomitanza con il film, girato nell'ottobre del 1971.
Tra pochi giorni invece - dal 23 al 30 luglio - arriverà nelle sale italiane “This Is Not a Drill – Live From Prague The Movie”, il film concerto di Roger Waters, fondatore e anima creativa dei Pink Floyd.

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