E' morto ieri, all'età di 69 anni, Alain Maratrat, chitarrista e cofondatore dei Rockets, leggendaria band francese che ha segnato un’epoca con il suo inconfondibile mix di pop rock ed elettronica. A dare la notizia della scomparsa è stata la stessa band tramite i propri canali social: "Alain Maratrat, 'Alain Guitar dei Rockets', ci ha lasciato. Alle ore 06:50 del 6 maggio siamo stati informati dalla famiglia; per volere dei familiari, pubblichiamo ora la notizia". Maratrat aveva suonato con la band fino all’ultimo lavoro in studio, "The Final Frontier", uscito il 31 ottobre 2024. In quell’album aveva firmato anche un assolo nel brano "Cosmic Castaway". Considerando le sue condizioni di salute, il tastierista e leader Fabrice Quagliotti aveva voluto dedicargli l’intero progetto. La band aveva già subito un altro duro colpo pochi mesi fa, con la scomparsa, lo scorso febbraio, dello storico frontman Christian Le Bartz, morto a 73 anni.
I Rockets sono divenuti celebri per un’estetica futurista inconfondibile e un sound che fondeva space rock, elettronica e disco music. Il progetto si impose come un unicum nel panorama europeo, grazie all'iconografia aliena dei musicisti (costumi argentati, look robotico, performance teatrali) e a una proposta sonora che anticipava molti tratti del synth-pop che avrebbe trionfato nel decennio successivo. Nati in Francia a metà degli anni 70, si imposero fin da subito per lo stile musicale innovativo e l’estetica "spaziale", anticipando molte tendenze con l’uso pionieristico delle tecnologie allora disponibili. "Eravamo un po’ strani, certamente eravamo tutti appassionati di fantascienza, quello ha aiutato - ci ha raccontato Quagliotti nella recente intervista a OndaRock - Devo dire che qualcuno ha preso spunto dal nostro look, ad esempio il bellissimo film 'Il mondo dei robot' con Yul Brinner". Spesso etichettati come esponenti dello "space rock" - anche se con caratteristiche molto distanti dal filone originale - i Rockets debuttarono discograficamente nel 1976 con l’album omonimo, dopo una serie di singoli pubblicati nei mesi precedenti. In Italia conobbero una straordinaria popolarità grazie a brani come "Future Woman" (1975), "Space Rock" (1977), la cover di "On The Road Again" dei Canned Heat (1978), "Electric Delight" (1979) e "Galactica" (1980), il tormentone che li portò a vincere il Telegatto come miglior gruppo straniero. La loro attività è proseguita per decenni, tra cambi di formazione e nuove produzioni, fino alla pubblicazione del recente "The Final Frontier".