Nel pieno degli
anni Ottanta, portare il rock dall’altra parte della Cortina di Ferro era quasi un'impresa impossibile. Eppure, il 27 luglio 1986, i
Queen vi riuscirono, esibendosi davanti a oltre 80.000 persone al Nepstadium di Budapest e diventando così la prima grande band occidentale a esibirsi in un paese dell’Europa orientale.
"Hungarian Rhapsody – Queen Live in Budapest", in onda giovedì 3 aprile su Sky Arte alle 14,10, racconta quel momento irripetibile. Il film, diretto da János Zsombolyai, riproduce molto più di un semplice concerto: ripreso con tecniche cinematografiche d’avanguardia per l’epoca, alterna esibizioni live a immagini dietro le quinte e scorci della capitale ungherese.
Brani storici della band di Freddie Mercury come "Bohemian Rhapsody", "I Want To Break Free" e "Crazy Little Thing Called Love" vengono restituiti in tutta la loro potenza, grazie al restauro in Hd e al nuovo mix audio dai nastri originali.
Si tratterà anche di uno degli ultimi concerti del compianto Freddie Mercury, l'artista rivoluzionario di origini parsi, diventato mito e icona del rock, con la sua ugola debordante e con quelle performance eccentriche e sfrontate sui palchi di tutto il mondo. Mercury si è spento nella sua Londra il 24 novembre 1991, lasciando un vuoto incolmabile.
A proposito del rapporto della band con Mercury, il chitarrista Brian May ha raccontato di recente come a volte il frontman dovesse arrendersi di fronte all’opposizione dei suoi compagni di band. Specie quando alcune sue idee fin troppo esuberanti non incontravano i favori dello stesso May. "Nel profondo, Freddie era una delle persone più timide che abbia mai incontrato. Ma era così esuberante che tendevi a dimenticartene. Aveva sempre un'energia incontenibile e idee fuori dagli schemi, e noi spesso le incoraggiavamo", ha rivelato il chitarrista. Ma non sempre, a quanto pare. "A volte le sue idee erano brillanti, altre volte un po’ meno", ha raccontato May, ricordando la proposta di Mercury per il titolo dell'album del 1989, che poi divenne "The Miracle". "Un giorno arrivò entusiasta e disse: 'Sapete che Michael Jackson ha pubblicato un album intitolato 'Bad'? Bene, ho pensato che noi potremmo chiamare il nostro 'Good'". La proposta incontrò il gelo degli altri componenti della band: "Ci siamo guardati perplessi e gli abbiamo detto: 'Freddie, forse dovremmo pensarci un attimo, che ne dici?'".
Nella stessa intervista, May ha parlato anche della possibilità di nuova musica per i Queen, questa volta con Adam Lambert alla voce. Sebbene si discuta da anni di inediti con il cantante che ormai da tempo guida il gruppo sul palco, finora non è emerso materiale considerato all’altezza. Ma il chitarrista ora non esclude la possibilità: "Potrebbe accadere. Io e Roger scriviamo continuamente, sperimentiamo in studio... Potrei avere l'inizio di una canzone dei Queen proprio davanti a me in questo momento. È solo questione di vedere se l’idea cresce e prende forma". Anche Roger Taylor, lo scorso anno, si era detto possibilista in un’intervista a Uncut: "Io e Brian ne parlavamo di recente e pensiamo di avere tra le mani del buon materiale, quindi perché no? Siamo ancora in grado di suonare e cantare, quindi non vedo perché non dovremmo".
Freddie Mercury è stato la star indiscussa dei
Queen, colui che ha contribuito in modo determinante al loro grande successo mondiale con la sua vocalità poderosa e le sue
performance dirompenti sul palco. Eppure, all'inizio il resto della band inglese nutriva dei dubbi sul cantante e lui stesso non si sentiva sicuro della sua voce. A confidarlo è stato il chitarrista Brian May, durante una recente sessione di domande e risposte. May ha rivelato che i Queen si erano interrogati sulla scelta di collaborare con Mercury nel 1970: "La prima volta che abbiamo lavorato con lui, era un po’ destabilizzante," ha spiegato. "Correva ovunque e urlava in modo incontrollato. Ci chiedevamo: 'Funzionerà?'".
Secondo May, Freddie non era ancora il
frontman affermato che sarebbe diventato, e la sua personalità esuberante divideva il pubblico: "Alcuni lo trovavano brusco, ma tutti lo trovavano interessante e divertente. Tuttavia, non era ancora il Freddie Mercury che conosciamo". Il cambiamento arrivò durante le prime sessioni demo nel 1971. Una volta in studio, Freddie ascoltò la sua voce registrata e non ne fu soddisfatto: "Disse subito: ‘Non mi piace. La rifaccio’", ricorda May. La determinazione di Mercury lo portava a registrare più volte finché non otteneva il risultato desiderato, diventando sempre più consapevole del suo potenziale e trasformandosi rapidamente nel cantante che aspirava a essere.
May ha evidenziato che questo processo richiese un lungo periodo, un perfezionismo che sarebbe durato per tutta la carriera dei Queen: "Ogni nuovo album era un’occasione per Freddie di spingersi oltre, ascoltava le registrazioni e cercava costantemente di migliorarsi, con più passione e intensità. E tra di noi ci incoraggiavamo a vicenda, spingendoci continuamente a dare il meglio".