I Queen hanno vietato ad artisti di "gangster rap" di campionare un loro brano, temendo che potesse promuovere violenza o abuso. Il chitarrista Brian May ha spiegato che la band ha rifiutato alcune richieste di utilizzo della sua musica perché riteneva fosse la scelta moralmente più giusta.
Il chitarrista, oggi settantasettenne, ha rivelato che ai tempi della band – composta da lui, Roger Taylor alla batteria, John Deacon al basso e il compianto Freddie Mercury alla voce – si oppose a una specifica richiesta di campionamento. Il motivo? Il testo della canzone in cui sarebbe stato inserito il loro frammento musicale non rispecchiava i loro valori.
In un’intervista a Mojo, May ha dichiarato: "Abbiamo impedito che la nostra musica venisse usata per promuovere violenza o abuso. Durante il boom del gangster rap, qualcuno voleva campionarla per una canzone che ritenemmo offensiva nei confronti delle donne". Ha poi aggiunto: "Ma per il resto, le nostre canzoni sono per tutti. Dopotutto, tutta l'arte è un furto".
Nel corso della stessa intervista, May ha parlato anche dell’eredità musicale dei Queen. Ha rivelato di non essere stato inizialmente un grande fan di "Don't Stop Me Now" (1979), poiché non approvava il testo scritto da Freddie Mercury, che celebrava il suo stile di vita edonistico. Con il tempo, però, ha cambiato idea grazie all’affetto del pubblico: "All'epoca non mi sentivo a mio agio con 'Don't Stop Me Now'. Credo di aver impiegato molto tempo a comprendere perché la gente la amasse tanto".
Freddie Mercury è stato senza dubbio l'anima creativa dei Queen, ma, a volte, doveva arrendersi di fronte all’opposizione dei suoi compagni di band. Specie quando alcune sue idee fin troppo esuberanti non incontravano i favori di Brian May. Il chitarrista, in un’intervista a Mojo, ha spiegato come l'entusiasmo travolgente del frontman dovesse, in alcune situazioni, essere contenuto.
"Nel profondo, Freddie era una delle persone più timide che abbia mai incontrato. Ma era così esuberante che tendevi a dimenticartene. Aveva sempre un'energia incontenibile e idee fuori dagli schemi, e noi spesso le incoraggiavamo". Ma non sempre, a quanto pare. "A volte le sue idee erano brillanti, altre volte un po’ meno", ha raccontato May, ricordando la proposta di Mercury per il titolo dell'album del 1989, che poi divenne "The Miracle". "Un giorno arrivò entusiasta e disse: 'Sapete che Michael Jackson ha pubblicato un album intitolato 'Bad'? Bene, ho pensato che noi potremmo chiamare il nostro 'Good'". La proposta incontrò il gelo degli altri componenti della band: "Ci siamo guardati perplessi e gli abbiamo detto: 'Freddie, forse dovremmo pensarci un attimo, che ne dici?'".
Nella stessa intervista, May ha parlato anche della possibilità di nuova musica per i Queen, questa volta con Adam Lambert alla voce. Sebbene si discuta da anni di inediti con il cantante che ormai da tempo guida il gruppo sul palco, finora non è emerso materiale considerato all’altezza. Ma il chitarrista ora non esclude la possibilità: "Potrebbe accadere. Io e Roger scriviamo continuamente, sperimentiamo in studio... Potrei avere l'inizio di una canzone dei Queen proprio davanti a me in questo momento. È solo questione di vedere se l’idea cresce e prende forma". Anche Roger Taylor, lo scorso anno, si era detto possibilista in un’intervista a Uncut: "Io e Brian ne parlavamo di recente e pensiamo di avere tra le mani del buon materiale, quindi perché no? Siamo ancora in grado di suonare e cantare, quindi non vedo perché non dovremmo".
Di recente, May ha rivelato che i Queen si erano interrogati sulla scelta di collaborare con Freddie Mercury nel 1970: "La prima volta che abbiamo lavorato con lui, era un po’ destabilizzante," ha spiegato. "Correva ovunque e urlava in modo incontrollato. Ci chiedevamo: 'Funzionerà?'".
Secondo May, Freddie non era ancora il frontman affermato che sarebbe diventato, e la sua personalità esuberante divideva il pubblico: "Alcuni lo trovavano brusco, ma tutti lo trovavano interessante e divertente. Tuttavia, non era ancora il Freddie Mercury che conosciamo". Il cambiamento arrivò durante le prime sessioni demo nel 1971. Una volta in studio, Freddie ascoltò la sua voce registrata e non ne fu soddisfatto: "Disse subito: ‘Non mi piace. La rifaccio’", ricorda May. La determinazione di Mercury lo portava a registrare più volte finché non otteneva il risultato desiderato, diventando sempre più consapevole del suo potenziale e trasformandosi rapidamente nel cantante che aspirava a essere.
May ha evidenziato che questo processo richiese un lungo periodo, un perfezionismo che sarebbe durato per tutta la carriera dei Queen: "Ogni nuovo album era un’occasione per Freddie di spingersi oltre, ascoltava le registrazioni e cercava costantemente di migliorarsi, con più passione e intensità. E tra di noi ci incoraggiavamo a vicenda, spingendoci continuamente a dare il meglio".