L'addio degli Who può attendere. In una intervista a Nme, Pete Townshend ha risposto a domande sull'eventualità che gli show della band inglese alla Royal Albert Hall - nell'ambito del Teenage Cancer Trust di Roger Daltrey - potessero essere stati gli ultimi della storica formazione londinese. Alla domanda se gli sono piaciuti dei recenti show, Townshend ha risposto: "No. Sono abbastanza sicuro che ce ne saranno altri. Non riesco davvero a vedere il motivo di annunciare degli ultimi spettacoli degli Who, a parte il fatto che potrebbe aiutare a vendere qualche biglietto in più. Quando abbiamo iniziato l'ultimo tour negli Stati Uniti, due anni fa, alcuni posti non erano occupati. Un modo semplice per riempire i posti è dire 'Non torneremo' o 'Questa potrebbe essere l’ultima serie di show'. La della fine degli Who ci sarà quando Roger o io moriremo o non potremo più stare sul palco".
Il chitarrista, tuttavia, si è detto insoddisfatto dei recenti show tenuti dalla band a Londra: "Non mi sono piaciuti molto. Non darò la colpa a Roger per aver incasinato le prove, ma le prove sono state in qualche modo incasinate. Non abbiamo provato, abbiamo solo parlato. Quindi, quando è arrivato lo spettacolo, mi sono reso conto che c’erano alcuni accordi che avevo dimenticato”.
Nell'intervista al magazine britannico, inoltre, Townshend ha parlato del nuovo progetto di danza, che porterà in scena il prossimo anno nei teatri del Regno Unito un riadattamento di "Quadrophenia", lo storico doppio album degli Who del 1973. Un progetto concepito dal chitarrista dopo aver ascoltato i demo della partitura orchestrale dell'album di sua moglie Rachel Fuller, eseguita per la prima volta alla Royal Albert Hall nel 2015 e registrata dalla Royal Philharmonic Orchestra. "Ho sentito la sua partitura e ricordo di averle detto: 'Riesco a immaginare i ballerini ballare. Mi ricordava Sergej Prokof'ev", ha spiegato Twonshend a Nme. "Quadrophenia" sarà portato in scena da un gruppo di giovani ballerini di compagnie di danza contemporanea scelti dal coreografo Paul Roberts e dal regista Rob Ashford.
Qui sotto il trailer dello show.
Intanto la rivista Mojo ha aggiornato la sua lista delle "50 migliori canzoni degli Who", già edita un decennio fa. Un "conto alla rovescia da brividi" (lo definisce così la rivista britannica) che ripercorre tutta la carriera dei formidabili kids londinesi da quando "iniziarono la loro attività come mod suonando R&B" a quando "si trasformarono rapidamente in pionieri del rock che ne infrangevano i dogmi". Un'alchimia resa possibile dal confronto serrato tra la sezione ritmica, costituita dal basso di John Entwistle e dalla batteria di Keith Moon, con la chitarra di Pete Townshend, che "picchiava e distruggeva per creare un muro di rumore, citando l'arte autodistruttiva di Gustav Metzger come ispirazione", mentre il canto virile e vibrante del frontman Roger Daltrey "impediva alla nave di ribaltarsi". Ecco la lista aggiornata delle "The Who's 50 Greatest Songs" secondo Mojo, dal n.50 al n.1, che alterna singoli, chicche e classici ripresi da album immortali come "Who's Next", "Tommy" e "Quadrophenia" (in questa pagina, invece, il servizio completo della rivista britannica, con i commenti per ogni brano).