di
Claudio Lancia.
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Rapper e modella (all’attivo collaborazioni con la
maison Calvin Klein), canadese di Vancouver, Tommy Genesis si affaccia per la prima volta alla ribalta internazionale intorno al 2016, presto identificata fra le voci più ribelli del nuovo
underground americano. Si esibisce per la prima vlta in Italia a Roma, inserita nel cartellone dell’edizione 2017 dello
Spring Attitude, mstrando talento e carisma quando aveva all’attivo appena un
mixtape, diffuso due anni prima.
Nel novembre del 2018 pubblica il primo album il primo album, “World Vision”, contenente collaborazioni con
Charli XCX ed
Empress Of, poi un secondo nel settembre del 2021, “Goldilocks X”, seguito un anno più tardi da un lavoro collaborativo realizzato insieme al producer Charlie Heat, “World On Fire”, ma il tanto auspicato salto verso una notorietà più ampia stenta ad arrivare.
Raggiunto il traguardo dei dieci anni di attività, Tommy sa bene che non c’è più tempo da perdere, e nel luglio del 2025 pubblica "
Genesis”, un disco riflessivo, introspettivo, nel quale l’artista canadese alterna parti rappate (le più propriamente
hip hop “True Blue” e “Ave Ate The Apple”) e cantate (“Wolves”, avvolta in atmosfere decisamente scure), in alcuni casi affidandosi ad arrangiamenti minimali (“Gabriel”), sostenuti da tappeti elettronici ma non di rado anche da interessanti tessiture acustiche. A tratti discontinuo, “Genesis” contiene alcune delle migliori composizioni incise da Tommy. E’ il caso della mutevole “Butterflies & Diamond Chains” e dell’insolitamente rock “Homebound”, nella quale sono le chitarre elettriche a prendersi il centro della scena. O ancora l’autobiografica
title track, costruita su malinconici e languidi arpeggi di bossanova, e l’unica vera impennata da dancefloor, che arriva sulle note di “Baby Are You OK?”.