Dj Fastcut

30-03-2026
DJ Fastcut, il nome con cui è più conosciuto il dj e producer romano classe 86 Valerio Alessi è attivo musicalmente dal 2002 e ha fatto la gavetta insieme a Sgravo e Mr Mine. Sotto il nome Carbonara Team i tre ottengono un certo seguito underground, pubblicano "Gioventù bruciata" (2008). Rimangono solo Sgravo e Dj FastCut, che poi confluiscono negli Inquilini, dunque rimangono attivi come duo a nome Guastaf3st3. Dj Fastcut brilla come solista, ottenendo anche un certo rilievo internazionale, assai raro per la nostra scena, grazie a collaborazioni con KRS-One, Busta Rhymes, Snoop Dogg e Ghostaface Killah, ma è nel 2016, con "Dead Poets", che lascia il segno: nei 15 brani sfila un hip-hop italiano ancorato alla tradizione hardcore nostrana, aperto a contributi internazionali e animato dalle voci di tanti rapper, comprese celebrità della scena come Bassi Maestro e nuove leve lontane dal nascente trend trap (RancoreClaver GoldMurubutu). A tenere insieme i contributi un fil rouge legato al film "L'attimo fuggente" ma soprattutto un tessuto di sample e scratch di Alessi che interpreta il sound classico della scena romana lavorando sull'abbondanza dei riferimenti, anche esteri, senza stravolgere un linguaggio ormai cristallizzato. Nel 2019 arriva "Dead Poets 2: I Due Ordini", doppio album torrenziale con 60 artisti accorsi a collaborare al più impressionante esercizio di hardcore-hip-hop fuori dal nostro mainstream, un totale di 26 brani che sondano il sotterraneo di rime rabbiose e aggressive di un rap italiano ben lontano dalla radio e dalle mode. È un trionfo di produzioni che ammiccano ai Novanta, una sfilata di vecchie glorie e nomi più recenti, un monumento ad un mondo musicale alternativo, laterale eppure ricco di punchlinesamplebeat che raccontano la miniera sconfinata di 25 anni di hip-hop italiano (e il riflesso della scena globale su quest'ultimo). Dati questi presupposti, "Dead Poets 3 - Maledetti" (2021) è un terzo capitolo (inevitabilmente?) deludente, assai più modesto nella forma e meno tentacolare nei contenuti. Un po' perché molto simile alle decine di brani già pubblicati nella "serie", un po' perché i nomi coinvolti propongono barre meno affilate. Almeno una manciata di brani sono comunque da ricordare: la truce "Il peggio del peggio" (feat. Virux, Suarez, Kappa O), il rap da menestrello romano di "Famme dormì" (con Sgravo, Er Pinto, Chef), il crossover con il pop di "Smackdown" (con Caparezza e la tromba Roy Paci). Ritrova la forza con “Dead Poets 4 - Ad Honorem” (2024): nei 15 brani proposti prevale uno spirito hardcore senza compromessi, che concede importanti dosi di punchline e versi ricordevoli, rigorosamente explicit. Ideale antidoto all’indigestione trap degli ultimi anni, questo “Dead Poets 4 - Ad Honorem” è da ascoltare al massimo volume e ripetutamente, immergendosi con l’opportuna consapevolezza nel suo turbine di immagini violente, citazioni e rime letali.
(Antonio Silvestri)