Il successo mondiale dei Police aveva reso Sting una star nell’Olimpo della musica rock. All’apice di una parabola che sembrava poter non finire mai, dissidi interni impongono al gruppo una pausa di riflessione, lasciando increduli e perplessi milioni di fan. Sting non perde tempo e comincia subito a costruire i tasselli di una brillante carriera solista. “The Dream Of The Blue Turtles” e il doppio album dal vivo “Bring On The Night” mettono in mostra l’amore del musicista inglese per il jazz e per gli arrangiamenti sofisticatii. Il disco successivo, “..Nothing Like The Sun”, lo consacra messia pop. Prima che uscisse l’attesissimo e pluripremiato secondo album in studio, pubblicato il 16 ottobre del 1987, Sting viene celebrato in un concerto storico trasmesso in diretta dalla Rai.
L’11 luglio del 1987 lo Stadio Renato Curi di Perugia si riempie all'inverosimile. La celebre orchestra del compositore settantacinquenne Gil Evans ospita il trentacinquenne divo del pop, Sting. I due musicisti si sono conosciuti in un locale di Londra qualche tempo prima, il celebre Ronnie’s Scott. Nei due anni seguenti Sting è volato a New York per ascoltare Evans allo Sweet Basil e in un'occasione è stato invitato a cantare (“un locale talmente piccolo che sul palco non c’era neanche posto per me. Così sono dovuto rimanere tra i tavolini con il microfono”, ricorderà Sting). È il sovraintendente a Umbria Jazz, Carlo Pagnotta, a tessere la trama per organizzare l’evento. Alcuni incontri propedeutici servono ai due musicisti per decidere la scaletta del concerto: “Little Wing” di Jimi Hendrix, che Sting stava registrando per il suo nuovo album; “Up From The Skies”, sempre di Hendrix; “Strange Fruit” di Billie Holiday; un paio di brani di Evans e qualcuno in più di Sting. Appena due giorni di prove in un luogo segreto per amalgamare la chitarra e la voce del musicista inglese ai suoni dell’Orchestra, che ospita per l’occasione una lista di musicisti straordinari che include anche i sassofonisti George Adams, John Surman e Chris Hunter, i trombonisti George Lewis e Tom Malone, il bassista Mark Egan, il batterista Danny Gottlieb, e che per la sera dell’11 luglio vede la partecipazione straordinaria del sassofonista Branford Marsalis, da un paio di anni in pianta stabile nelle formazioni sia in studio che dal vivo di Sting.
Marco Molendini titola il suo articolo su Il Messaggero così: “Sting: il boss è Evans, io sono solo il cantante”, riportando quanto ascoltato il giorno prima, durante la conferenza stampa dell’evento tenuta al Palazzo della Regione Umbria. La pensano diversamente i venticinquemila presenti al Curi: Sting, t-shirt bianca sotto abito nero e con a tracolla la sua Gibson, li ringrazia spesso, tra una canzone e l’altra, in italiano. Contento che i suoi fan lo seguano anche in una serata dove è il jazz a dettare i tempi. Come si capisce già dalle prime note del brano che apre il concerto, “Bud & Bird”, tratto dell’omonimo disco di Evans. Dopo più di un’ora e mezza l’Orchestra esce di scena e Sting saluta il suo pubblico con una versione solo voce e chitarra di “Message In A Bottle” cantata da tutto lo stadio. Sembra il prodromo di una fruttuosa collaborazione che però non avverrà mai: Gil Evans morirà di peritonite pochi mesi dopo, in Messico.
Non esistono registrazioni ufficiali dell’evento, ma solo bootleg, peraltro con scaletta parziale, seppur di buona qualità. Su YouTube c’è per fortuna il concerto integrale in grado di raccontare a chi non c’era la sera che Sting infiammò Umbria Jazz: ve lo proponiamo qui sotto.