Alex Pester - Yours

2026 (Self released)
folk, songwriter
Se il buongiorno si vede dal mattino, un buon anno si vede dal primo giorno, ed è di buon auspicio che musicalmente il 2026 inizi subito con un disco interessante come “Yours” di Alex Pester, pubblicato il primo gennaio in formato digitale e in un'edizione cd super-limitata, solo 25 copie (in attesa di un’annunciata edizione in vinile).
Il nono album del cantautore di Bath è l’ennesimo campionario di abile scrittura e di poetico disincanto emotivo, un linguaggio ormai familiare per chi ha seguito il suo non facile percorso discografico. Le canzoni di Pester suonano gradevoli ma mai confortevoli, leggiadre eppur dolenti ed emotivamente intense, esternazioni tanto potenti quanto gracili, un fulgido esempio di ispirazione e purezza armonica che ad ogni appuntamento crea meraviglia e stupore.
“Yours” è degno seguito di “The English Hymnal”, l’album più sofferto e difficile del cantautore inglese. Queste nove canzoni sono brani di rinascita e di ritrovata fiducia, un variegato assortimento di nuovi semi da coltivare e innaffiare con cura per altrettanti nuovi raccolti.

Alex Pester incanta e seduce l’ascoltatore senza trucchi o inutili addobbi concettuali e strumentali. Bastano pochi accordi di chitarra quasi arruffati e finemente elaborati (“Palisade”), una melodia folk-pop carezzata da briciole di folktronica (la title track) o un lieve riverbero chitarristico a supporto di una melodia dai toni agrodolci (“Blinded By The Sun”) per rinnovare uno dei più potenti immaginari cantautorali dell’ultimo decennio.

Mai cosi grintoso e ruvido, Pester si confronta con il rock’n’roll fino a sporcarsi le mani (il graffio chitarristico di “Pearl And Dean” e l’inedita veste noise punk di una pur docile “Stories”), spoglia le sue ballate più empatiche di qualsiasi eco baroque-pop (“Sister”), ribalta le prospettive donando tonalità dream-folk a una delle canzoni più nervose e inquiete (“Maybeth Cuts Her Losses”), canta di felicità con toni mesti (“You Were Happy”), per poi trovar conforto in un mondo di ricordi che contrasta con la sua giovane età (solo 24 anni) nella breve ma esplicativa traccia finale “The Old Town”, che chiude l’album lasciando in sospeso un racconto sempre appassionante.

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