Autori
mainstream a uso e consumo dei social o artisti di culto coccolati da un numero sempre più esiguo di appassionati? Questo è lo stato delle cose per chi vuole avere un’idea del mercato discografico odierno, una realtà che da un versante regala gloria e notorietà a una musica pop-rock che è un surrogato a tratti perfino indigesto, mentre dall’altro lato offre spazio a musicisti finora relegati a uno status di culto. In questo contesto non sorprende che Michael Head abbia finalmente trovato una giusta collocazione e un pur tardivo ma meritato riconoscimento. Il successo di critica e di pubblico dell’album “Dear Scott” ha reso giustizia a uno degli autori di maggior talento della musica pop inglese.
Abile nel coordinare le già note influenze (
Love,
Brian Wilson,
Byrds,
Burt Bacharach), autore di testi dalle colte attinenze letterarie, raffinato ed elegante cesellatore di soluzioni strumentali dal tratto deciso e personale, Head rinnova il sodalizio con
Bill Ryder-Jones per “Loophole”.
Meno aulico ma egualmente estroverso ed evocativo, il nuovo album dell’artista inglese è un progetto sinceramente autobiografico, poco incline però all’autocompiacimento e più propenso a una ritrovata voglia di serenità e fiducia nel futuro. L’album dei ricordi è anche l’occasione giusta per rispolverare i primi ardori artistici coltivati con i Pale Fountains – l’elegante bossa nova di “You Smiled At Me” – nonché quella scarna bellezza che con il solo ausilio di un tamburello, una chitarra acustica e una tromba può dar vita a una melodia memorabile (“Ciao Ciao Bambino”).
Per “Loophole” il musicista sacrifica la visione d’insieme dei precedenti album, concentrandosi sul formato canzone e su una varietà ricca di brio. Mai così romantico (“Tout Suite”) o fragile e introverso (“Merry-Go-Round”), Head si conferma autore di elevata statura, sia quando per un attimo tinge di celtic-soul una delle canzoni più belle della propria carriera,“Ambrosia”, sia quando lascia scivolare con grazia la splendida “A Ricochet Moment”.
La potenza narrativa procede di pari passo con l’autorevolezza melodica e armonica delle dodici tracce, sontuosa e appassionata (“Shirl’s Ghost”), carezzevole e intelligentemente rifinita da flauti e trombe (la notevole “Connemara”), devota sia al genio di Bacharach (“Coda”) che a George Gershwin (il sorprendente tempo di
dixieland di “You’re A Long Time Dead”).
Queste nuove dodici canzoni dimostrano che Michael Head ha imparato a gestire anche le proprie insicurezze: la voce è spavalda, la scrittura è audace, gli arrangiamenti sono amabili ma mai del tutto concilianti, ed è sorprendente che tutto questo sia alfine racchiuso nel brano più breve e straniante del disco, quella “Naturally It’s You” che nasce come una delle melodie più dolci dell’album, per essere poi tradita da una lieve dissonanza orchestrale e da un brusco finale.
Alla pubblicazione di “Loophole” farà ben presto seguito l’uscita dell’autobiografia "Ciao Ciao Bambino: A Magical Memoir", ulteriore compendio di una carriera ricca di imprevisti, difficoltà, ma soprattutto di tenacia, quella tenacia che ha permesso al musicista inglese di abbracciare con consapevolezza un tardivo e meritato successo.