Conosciuto molto di più al di fuori dei patrii confini, il compositore, musicista e arrangiatore teramano Luca D’Alberto si ripresenta al pubblico con il suo terzo album, intitolato “In Our Hearts”, dopo l’ottimo successo ottenuto dai precedenti “Endless” del 2017 ed “Exile” del 2018, inframezzati dalla rivisitazione del suo primo lavoro, che ha visto produttori del calibro di Populous, Howie B e Richard Dorfmeister rielaborare i brani in esso contenuti.
La base della sua proposta artistica è la fusione tra la musica neoclassica e le pulsazioni elettroniche, un territorio che da parecchi anni ha fatto emergere numerosi esponenti e tuttora ne sta continuando a proporre, per un genere musicale che prosegue a registrare un crescente numero di affezionati.
Le nutrite collaborazioni che lo hanno portato negli anni a sondare vari ambiti, come la musica sperimentale, le sonorizzazioni cinematografiche, quelle televisive e pubblicitarie, hanno trainato Luca a una crescita professionale sempre più importante, che si è consolidata nei due album citati in precedenza e trova ulteriore espansione in questo nuovo lavoro pubblicato per la Decca.
Il perfetto rapporto tra le strutture orchestrali e l’elettronica è il segreto di questo eccellente progetto, che rispetto ai precedenti tende ad ammiccare in maniera più marcata con vibrazioni esterne alle usuali procedure sinfoniche.
D’Alberto, che suona nell’album praticamente tutti gli strumenti, inclusi pianoforte, violoncello, viola, violino, chitarra, programmazione e sintetizzatori, oltre ad arrangiare e produrre, esplora, in più di un’ora di durata, la magnificenza delle emozioni umane.
Il tema di questo album suddiviso in tre atti è la speranza, il desiderio, tutti sentimenti che trovano la migliore delle proprie esternazioni nella simbiosi con i suoni elettronici, invero, mai prevaricanti e sempre funzionali rispetto al generale scenario di matrice post-classica.
Le armonie docili e intense di “Adore” e “Beautiful As A Memory” si frappongono alle contaminazioni strutturate di “Before You Go” e soprattutto di “Fireworks”, che a dispetto di un solenne incipit vanno a sfociare su strutture d’elettronica a tratti persino spigolose.
Fasi più minimali, dove l’aria è mossa dalle note del pianoforte (“Malinconica – 6/5/1917”), si sostituiscono a intense fughe d’archi (“Anima” e la stupenda “Tomorrow”), ma è nelle situazioni più ambigue, più infestate da suoni che con il classico non hanno molto a che fare, che affiorano le situazioni più succulente (“A New Dress”, “Ready For Life” e “Flowers & Thorns”).
Anche il profondo riesame delle conformi strutture armoniche compiuto con fondamenti standard, come violini, violoncelli, pianoforte e chitarra (“And If You Lose… Does It Really Matter?” e “The World Is Disappearing”) appare parimenti affascinante, se non superiore.
E non è finita. Agli strumentali di cui sopra, si aggiungono alcuni episodi, per così dire, cantati, che elevano l’opera a un livello successivo. Che dire della sontuosa interpretazione vocale che Tom Smith degli Editors regala in “We Fall In”. Il suo timbro baritonale, dotato di un’estensione pari a 4,75 ottave, impreziosisce una musicalità d’insieme di rara efficacia. Discorso pressoché analogo va fatto anche per “Silence”, dove il featuring vocale della cantautrice, attrice e polistrumentista francese Soko cesella un viaggio siderale programmato tra archi e multiformi merletti sonori.
“In Our Hearts” è un disco che scalda davvero il cuore, che dimostra per l’ennesima volta quante inedite sfaccettature possa regalare la classica moderna, un settore nel quale il nostro Luca D’Alberto, alla continua ricerca del perfetto legame tra classica ed elettronica, dimostra ancora una volta di poter recitare una parte d’assoluto protagonista.