Liv.e - Girl In The Half Pearl

2023 (In Real Life)
elettronica, jungle, psych'n'b

Cosa rende veramente memorabile un album? In molti casi la solidità della sua scrittura, la capacità di portare a traino i ricordi degli ascoltatori attraverso canzoni d'impatto e interpretazioni di spessore. In altre occasioni è l'atmosfera che funge da porta d'accesso, l'impalcatura che permette all'intero progetto di farsi conoscere e apprezzare. Delle volte, però, capita che un musicista non abbia alcun interesse a rendersi indimenticabile e che, anzi, faccia di tutto per evitare che ciò avvenga, servendosi della propria arte per fini diversi.
Già padrona di un approccio compositivo frastagliato, irregolare, Olivia Williams, meglio nota come Liv.e, è tra le esponenti più illustri di un nutrito gruppo di sperimentatori afro-americani dediti a rimettere in discussione il valore e l'idea di concetti quali melodia e armonia, traslandoli su binari del tutto difformi. Alla volta del secondo album, con “Girl In The Half Pearl” l'autrice si tiene piuttosto distante dagli schemi jazzy dell'esordio, favorendo l'emersione di un linguaggio elettronico polivalente, tanto avvolto da una fumosa coltre psichedelica quanto vicino a jungle e r&b, in un cupo vagabondare tra pensieri, impeti, desideri. Riesce però tale congerie di elementi a coordinarsi in maniera compiuta?

È indubbio il talento di Williams nello scegliere i timbri, nell'operare di variazioni inattese: i trascorsi da mixer, uniti a una conoscenza profonda del contesto, consentono indubbiamente una disinvoltura tale da poter alternare momenti prossimi al death-industrial con aperture soul alla Erykah Badu, scherzi bass ad aperture psych'n'b vicine a un Anderson. Paak o a un Bilal. Un mondo di possibilità, che la scelta di co-produttori (John Carroll Kirby, Mndsgn, Solomonphonic) esalta nella sua spettrale discordanza.
In questo senso, Liv.e centra pienamente l'obiettivo: nel suo tortuoso percorso di guarigione e ripresa, confonde ogni parvenza di linearità, invita a immergersi nelle tenebre della mente, un labirinto in cui è un attimo perdere la bussola. E restare profondamente inquietati: non vi è alcun interesse da parte dell'autrice a incantare, sedurre, il suo è un percorso da accettare nei dettagli, negli scatti divergenti. Se questo non avviene, sarà premura del dedalo respingere i malcapitati.

 

Il problema sorge nel momento in cui tale consapevole mancanza di baricentro non viene supportata da un opportuno apparato vocale, tale da far fronte alla varietà di soluzioni messa in campo. Dotata di un'espressività disarmata, abbandonata alle proprie emozioni, Liv.e saprebbe come caricare di ulteriore interesse i suoi brani, come condurli alle estreme conseguenze del loro vagare. “Ghost”, tra i pochissimi momenti capaci di farsi carne viva, imprime con forza il suo scatto rabbioso, tutta l'insoddisfazione e l'insicurezza del mondo ricondotte a uno sfogo totalizzante. E “Underground”, nei suoi cambi di ritmo, fa ottimo uso dell'invito lirico per evocare una stralunata sensualità.
Tra bozzetti troppo corti per lasciare più di un'impressione, vaghi richiami a convenzioni pop, linee canore eccessivamente sfumate, il fluire dei brani non sfodera quasi mai i pugni che vorrebbe. Certamente l'album ha concesso a Williams di sputare fuori tanta frustrazione, sentimenti che possono risiedere soltanto in un simile disordine. L'impressione che si ricava è quella però di un fuoco a cui manca una direzione precisa per ardere veramente: una volta trovata, la ragazza nella mezza perla deflagrerà come non mai.

Tracklist

  1. Gardetto.
  2. A Slumber Party?
  3. Lake Psilocybin
  4. Six Weeks
  5. Ghost
  6. Find Out
  7. Clowns
  8. Heart Break Escape
  9. Howtheylikeme!
  10. Snowing!
  11. Wild Animals
  12. RESET!
  13. Underground
  14. Back Alley
  15. Our Father
  16. Nonewnews!!!
  17. Glass Shadows


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