Anche se il boom del
black metal islandese sembra aver perso l'intensità e la continuità dello scorso decennio, non sono mancate delle valide proposte nel corso degli ultimi due-tre anni, a cominciare dal ritorno dei
Misþyrming ("Með Hamri" è uscito lo scorso dicembre) o da quello degli Auðn. Adesso possiamo aggiungere alla lista questi Úlfúð (da pronunciare
ool-wooth), un quintetto di Reykjavik in realtà attivo fin dal 2015 (per loro, solo un acerbo Ep prodotto nel 2018).
I cinque nordici oggi possono contare sull'apporto di due chitarristi dalle caratteristiche differenti, Birkir Kárason (già nei
deathsters Narthraal) e Eysteinn Orri, quest'ultimo entrato nella band a partire dal 2019: la sua presenza si rivela decisiva per le sorti del disco, poiché le scorie di marca
blackened death del precedente Ep qui lasciano spazio a un corposo black metal aperto alla contaminazione con il
death (non mancano affatto le intromissioni melodiche, come nel caso della devastante "Tears Of Terra"). Inoltre, la militanza di Orri con i Nyrst ha influito non poco sul
songwriting, dirottando queste otto tracce verso quelle sonorità magmatiche tipicamente islandesi.
Tra i momenti salienti del lavoro, emergono i due pezzi scelti come singoli apripista, "Where Strange Lights Dance" ma soprattutto la conclusiva "Leviathan Dreams", un ruggito tagliente che attraversa con impeto l'isola del ghiaccio e del fuoco, un luogo dove la musica estrema (e non solo) continua a essere plasmata dal territorio e dal contrasto tra il gelo e le fiamme che ribollono nel sottosuolo. Se questo
mood vi affascina, "Of Existential Distortion" è un disco da ascoltare fino in fondo.