Ad ogni appuntamento con la musica di Glenn Jones si rinnovano ardori e piaceri legati alla memoria e alla gloriosa epoca della scuola Takoma. “Vade Mecum” è il nuovo album del chitarrista americano, il settimo per la Thrill Jockey, un disco che ribadisce la coerenza stilistica del musicista americano, anzi ne rimarca la natura più austera, rinunciando a quelle pur piacevoli digressioni disseminate in passato.
John Fahey e Robbie Basho restano gli archetipi di uno stile chitarristico contemplativo, fatto di melodie semplici eppur ricche di sfumature. “Vade Mecum” è l’ennesimo viaggio nelle radici della musica americana, questa volta gestito in quasi totale solitudine da Jones, unica eccezione il duetto tra il suo banjo e il violino di Ruthie Dornfled in “Ruthie’s Farewell”.
L’artista americano sembra sempre più adagiato su confortevoli atmosfere
deja-vu: la dedica esplicita a Fahey della più
country-oriented “John Jackson Of Fairfax, Virginia” dissolve qualsiasi speranza di un ritorno alle più ardimentose creazioni con i
Cul De Sac, ma non si può negare che la musica di Jones possieda una vitalità che non viene intaccata dalla routine. Le composizioni hanno un senso del movimento e della progressione armonica che non lascia indifferente anche l’ascoltatore più smaliziato.
Polvere e sudore non graffiano più il legno della
slide guitar di Glenn Jones, ma dietro l’ottimismo che permea le sue cristalline creazioni, si annida la flebile speranza che il futuro possa assomigliare sempre di più al passato. Brani come la
title track e “Black & White And Gray” provano a proiettare nel futuro la tradizione folk americana, mentre le oscure e più
bluesy trame di “Kathy Maltese” tradiscono un qualche rimpianto per il passato.
Il valore di “Vade Mecum” si può racchiudere in un’ostinazione artistica che di questi tempi diventa ancor più difficile da sostenere: il malessere percepibile nella dolente “Forsythia”, l’eloquente carattere descrittivo di “A Handful Of Snow” e il breve inserto di
field recording nella breve e incantevole ballata per banjo “Bass Harbor Head” sono un ulteriore prova dell’autenticità della musica di Glenn Jones, e di questi tempi tanta abilità di scrittura è rara.