“Rivers And Beds”, fiumi e letti. Due luoghi fluidi, nei primi scorre l’acqua, nei secondi i sogni. Destinati a sfociare gli uni negli altri, come succede nella copertina di questo esordio del quartetto indie-folk di Firenze. Una formazione nostalgica sin dal nome, che ci fa immaginare i quattro musicisti affacciati da una finestra a strapiombo sul mare azzurro della Versilia.
I Rooms By The Sea sono nati nel 2016 dall’incontro tra la cantante e chitarrista Teresa Rossi, il tastierista Lapo Querci, il bassista Mattia Papi e la batterista e percussionista Elena Collina – che si è aggiunta però alla formazione qualche tempo dopo. Nelle vene di tutti scorre la passione per l’indie-rock degli anni 00 e del folk-rock contemporaneo, zona Elena Tonra e Sharon Van Etten, per intenderci, e l’incontro comporta inevitabilmente il sodalizio artistico.
Anzitutto ai Rooms By The Sea, ma soprattutto all’evocativa e potente voce di Teresa Rossi, va fatto un grande plauso, per riuscire (ed è una cosa più unica che rara) a dominare la scrittura e il canto in inglese. Una missione in cui cadono morte o ferite decine e decine di band conterranee.
C’è poi dalla loro una capacità di arrangiare i brani con un dinamismo e una fantasia che permettono loro di manipolare con estro delle sonorità non proprio originali e dall’offerta sul mercato ben più che satura. È il caso, ad esempio, della struggente “Copenhagen”, dove a fare la parte del leone, in luogo delle più scontate chitarre, sono le tastiere di Querci, che si imbarcano in una festosa marcia, perfetto contraltare ai gorgheggi feriti della Rossi; ma anche l’indie-pop frizzantino e primaverile di “Lost Thought”, nonché una “Hollows” in cui la voce viene fatta librare in un vuoto di chitarre appena pizzicate e dolci percussioni metalliche.
Vibrano invece di potenza lirica l’opener “Another Life”, una drammatica ballata sugli ultimi momenti di una relazione destinata a finire per conquistare un nuovo inizio, e “Great Void”, un pezzo sulle incertezze al momento di crescere e spiccare un insicuro volo verso l’età adulta. Entrambi i pezzi sono particolarmente riusciti grazie alla performance vocale di Teresa Rossi, insieme incerta e ruggente nell’interpretare la febbre della svolta.
È poi doveroso segnalare un altro lento, una “New Lights” dove sono ancora una volta le fantasiose tastiere di Lapo Querci a prendere il timone e produrre un incanto di brillii e tensione. Al netto di qualche brano più ingenuo o manchevole di quell’effetto speciale in più (su tutte “Cold Stream”), la sensazione al termine di questo esordio è quella di trovarci al cospetto di una band fortissima nei mezzi, che se saprà trovare l’invenzione giusta, potrà compiere il salto di qualità.