Rooms By The Sea - Rivers And Beds

2022 (RBTS)
folk, indie-rock, pop

“Rivers And Beds”, fiumi e letti. Due luoghi fluidi, nei primi scorre l’acqua, nei secondi i sogni. Destinati a sfociare gli uni negli altri, come succede nella copertina di questo esordio del quartetto indie-folk di Firenze. Una formazione nostalgica sin dal nome, che ci fa immaginare i quattro musicisti affacciati da una finestra a strapiombo sul mare azzurro della Versilia.
I Rooms By The Sea sono nati nel 2016 dall’incontro tra la cantante e chitarrista Teresa Rossi, il tastierista Lapo Querci, il bassista Mattia Papi e la batterista e percussionista Elena Collina – che si è aggiunta però alla formazione qualche tempo dopo. Nelle vene di tutti scorre la passione per l’indie-rock degli anni 00 e del folk-rock contemporaneo, zona Elena Tonra e Sharon Van Etten, per intenderci, e l’incontro comporta inevitabilmente il sodalizio artistico.

Anzitutto ai Rooms By The Sea, ma soprattutto all’evocativa e potente voce di Teresa Rossi, va fatto un grande plauso, per riuscire (ed è una cosa più unica che rara) a dominare la scrittura e il canto in inglese. Una missione in cui cadono morte o ferite decine e decine di band conterranee.
C’è poi dalla loro una capacità di arrangiare i brani con un dinamismo e una fantasia che permettono loro di manipolare con estro delle sonorità non proprio originali e dall’offerta sul mercato ben più che satura. È il caso, ad esempio, della struggente “Copenhagen”, dove a fare la parte del leone, in luogo delle più scontate chitarre, sono le tastiere di Querci, che si imbarcano in una festosa marcia, perfetto contraltare ai gorgheggi feriti della Rossi; ma anche l’indie-pop frizzantino e primaverile di “Lost Thought”, nonché una “Hollows” in cui la voce viene fatta librare in un vuoto di chitarre appena pizzicate e dolci percussioni metalliche.

Vibrano invece di potenza lirica l’opener “Another Life”, una drammatica ballata sugli ultimi momenti di una relazione destinata a finire per conquistare un nuovo inizio, e “Great Void”, un pezzo sulle incertezze al momento di crescere e spiccare un insicuro volo verso l’età adulta. Entrambi i pezzi sono particolarmente riusciti grazie alla performance vocale di Teresa Rossi, insieme incerta e ruggente nell’interpretare la febbre della svolta.
È poi doveroso segnalare un altro lento, una “New Lights” dove sono ancora una volta le fantasiose tastiere di Lapo Querci a prendere il timone e produrre un incanto di brillii e tensione. Al netto di qualche brano più ingenuo o manchevole di quell’effetto speciale in più (su tutte “Cold Stream”), la sensazione al termine di questo esordio è quella di trovarci al cospetto di una band fortissima nei mezzi, che se saprà trovare l’invenzione giusta, potrà compiere il salto di qualità.

Tracklist

  1. Another Life
  2. Great Void
  3. Lost Thought
  4. Copenhagen
  5. Hollows (Seeking For)
  6. New Lights
  7. Cold Stream
  8. Tomorrow

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