Visto quanto è impegnata sin dagli anni Novanta a mixare dischi e a proporre
dj-set di euforico e vitale eclettismo, fa quasi specie che si sia arrivati nel 2021 ad avere il primo effettivo album di Eris Drew. Si potrebbe allacciare a questo discorsi alquanto risaputi su quanto il formato
full-length poco si adatti al dinamismo del
dancefloor, eppure il Motherbeat (l'energia tutta femminile, curativa, di cui trasudano i suoi set) della celebre
mixer ha saputo esprimersi bene anche oltre il
cut singolo e la straripante creatività dei suoi mix ("
Raving Disco Breaks Vol. 1" ascolto essenziale a riguardo), trovando snodi espressivi di grande personalità, che "Quivering In Time" riassume in un affresco di grande respiro. Elaborato alquanto rapidamente nel suo studio personale nei boschi del New Hampshire, dotato del potere emozionale che da sempre accompagna la sintesi espressiva di Drew, l'ascolto è un'esuberante esplorazione in quaranta anni di
continuum dance; un album dalle solide premesse
deep ma che non esita a dirigersi verso più robuste incursioni breakbeat e spigoli techno, sventagliando un'attitudine progressiva che tanta house ha perso di vista. La festa è garantita.
Non concentratevi sul momento singolo, per quanto anche sotto questo profilo ci sia chiaramente da gioire: fedele al suo percorso da mattatrice dei club (di recente anche nei set consecutivi condotti con la compagna
Octo Octa), Drew lega i brani del disco alla maniera di una scaletta per il club, conduce il gioco con polso esperto, favorendo lo sviluppo dei brani ma trovando sempre la giusta misura per non tirarla troppo per le lunghe. La sapienza nel
mixing amplifica quindi le peculiarità espressive, il carattere estatico delle sue produzioni, che non temono il confronto con la tempra euforica delle selezioni per i mix. Serrata, ma mai precisamente come te la aspetti, la house della
producer si innerva di sottili trame psichedeliche, adopera campionamenti decentrati, si ossigena attraverso frangenti più contemplativi che però non rinunciano alla grana vibrante del parco ritmi. Perché il ritmo resta comunque centrale, è lui il tramite della filosofia di Drew. Che richiami gli acidissimi esordi dell'epoca rave, con euforici passaggi vocali e una congerie di ritagli sonori a dare l'idea del club più stravagante in circolazione ("Time To Move Close"), che lasci sgusciare il suo gusto per bassi prorompenti e coloriture in fascia breakbeat (la disinvolta mini-suite "Pick 'Em Up"), che zompetti tra i più bizzarri frammenti melodici, tra tastiere allucinate ("Loving Clav"), questi non manca di trasmettere la sua energia, di collegarsi al senso di benessere sotteso all'intera operazione.
Tra parentesi garage che quasi collegano Kerri Chandler a Josh Wink (la grinta di "Show U Love"), riflessioni
psych, papabili per un adattamento anni Venti del big-beat ("Sensation"),
snare prepotenti che stuzzicano la vena più selvaggia, angolare della
producer (la
title track, saggiamente posta in chiusura) "Quivering In Time" è esperienza dai molteplici crocevia, artificio che interseca gli albori e il presente della dance per riscoprire l'essenza più gioiosa, profonda, fondamentalmente umana del genere. Per un album concepito in un periodo di profondo isolamento, la missione ha un che di radicale.