Provate per un attimo ad ascoltare nella successione i tre album pubblicati da
Octo Octa, e a concentrarvi nello specifico sul passaggio da “
Where Are We Going?” a quest'ultimo “Resonant Body”. A un primo ascolto (ma anche con i successivi, a dirla tutta), si stenterà quasi ad ammettere che alla base dei due dischi stia la stessa persona, tanta è la differenza che li separa.
Vero è che di cambi repentini il mondo dell'elettronica è pienissimo, tuttavia la transizione a questo “Resonant Body” è di quelle che segnano una profonda cesura, nel modo di percepire la vita e l'arte. Ancora una volta riflesso diretto della propria biografia, il terzo
full-length della
producer è un'esperienza euforica, travolgente, che sacrifica l'introspezione atmosferica delle precedenti prove a favore di un
sound energico, quando non aggressivo, da sudare sulla pista. In un'associazione tra un'identità finalmente accolta senza alcuna insicurezza e la ricerca di un nuovo canale espressivo, il corpo risonante di Maya Bouldry-Morrison vibra di nuove consapevolezze.
L'attacco non potrebbe essere più chiaro: tra synth acidi e sequenze breakbeat, “Imminent Spirit Arrival” è un'immersione nei più profondi anni Novanta, nei tempi della diffusione della
rave-culture, giocata su una progressione serratissima e su
beat possenti, senza privarsi di sottili accenti melodici in filigrana. Non è niente che chi conosce Octo Octa non sappia, il suo amore per il decennio elettronico per eccellenza e la drum'n'bass è cosa emersa anche attraverso le rare interviste da lei rilasciate, eppure il trasferirsi di tale passione su traccia riesce a spiazzare, a tradursi in un'energia finora rimasta inespressa, che non vuole più conoscere limitazioni.
In questo senso, i titoli di album e dei pezzi, piuttosto che tradursi nella ricerca esclusiva della pace interiore, estendono questo concetto alla collettività, tentano di tradurre tale armonia nelle relazioni interpersonali, nel rapporto con la diversità. Con una speciale dedica ai membri della comunità
queer/trans (non potrebbe essere più chiara la frase “I know how you feel” inserita nel bel mezzo di “Can You See Me?”) la collezione è una sequela di
banger riempi-pista, pieni zeppi di linee vocali grintose e incitazioni, in un invito ad abbandonare divergenze e a fondersi, come il quinto, tesissimo, pezzo recita, nell'abbraccio di un “Ecstatic Beat”.
Giusto “My Body Is Powerful”, con le sue registrazioni naturali e gli sparsi fraseggi in fascia ambient-techno, richiama i pensosi trascorsi della
producer. Nell'avvicendarsi di vigorose traiettorie garage-house (l'irresistibile “Move Your Body”, ad abbeverarsi alla fonte degli Inner City), irruenti tracciati acidi (gli
808 State che incontrano
Juan Atkins, nella violenta corporeità di “Spin Girl, Let's Activate!”), composizioni a cui quel che manca è giusto una linea canora per essere vere hit (l'auto-esplicativa “Power To The People”, che interseca spezzoni di cori pronunciati da
ACT UP a tastiere in area “Gypsy Woman”) Octo Octa introduce la sua personale visione di conforto, parla di amore e comunione con un linguaggio forte, audace, mai meno che sincero. La speranza non morirà mai.