Mon Laferte - Seis

2021 (Universal)
bolero, mariachi, ranchera
Anche solo a conoscere per sommi capi (magari soltanto attraverso i singoli principali di ogni era) l'avvincente percorso di Mon Laferte, risultano evidenti due cose: che non esistono due suoi album con idee dominanti simili, e che tutto quello che ha anticipato “Seis” pare averne preparato l'arrivo. Laddove “La trenza” infondeva di sonorità messicane il colorito art-pop della prova precedente e “Norma” (probabilmente la sua opera più completa) spaziava in lungo e in largo per l'America Latina, al passo di canzoni di eccellente chiarezza melodica, con il sesto album in carriera la musicista cilena, ma da tempo ormai di stanza a Città del Massico, rompe gli indugi e frena l'impulso all'eclettismo. Sorta di dedica alla sua terra adottiva, i cinquanta minuti dell'ultimo album spogliano gli arrangiamenti e contengono gli stimoli elettr(on)ici, per un processo a ritroso, che elabora e revitalizza la secolare eredità del paese, senza privarsi di slanciati spiragli pop. Proprio qui risiede la personalità del progetto.

Se risulta fin troppo spontaneo pensare a quanto sta contemporaneamente compiendo Natalia Lafourcade con le sue preziose raccolte dedicate al Messico, ogni altro possibile paragone risulta privo di significato, tanta è la differenza nell'approccio, nell'interpretazione, nelle scelte stilistiche. Decisamente meno interessata a implicazioni folk, con una voce che esibisce un'attitudine ruspante, più da capitana di band che da autrice in solitaria, Laferte è il punto focale della collezione, il suo trasporto e la sua ruvidezza verace si fanno vita che pulsa, sangue infuso in canzoni appassionate, dense di carattere. Ranchera, mariachi, bolero: il Messico intercettato dall'autrice si rivela nella sua natura collettiva, fieramente indipendente, risplende di spunti che a tratti incrociano il jazz (il flusso di ottoni di “Calaveras”), più spesso abbraccia invece romantiche illusioni valzerate (“Que se sepa nuestro amor”, “Te vi”). Nello spazioso peregrinare della musicista, la sua casa d'elezione risplende di una vitalità e di una passione senza confini.

Le collaborazioni, nemmeno a dirlo, sono squisite. La celebre popstar Gloria Trevi si presta per il vibrante duetto “La mujer”, lucida testimonianza di una relazione malsana, mentre Alejandro Fernández (figlio dell'ancor più importante Vicente), si offre in uno smagliante passo a due che inscena un amore tanto travolgente quanto proibito. Ma anche da sola, o in compagnia di importanti testimoni dell'eredità regionale, Laferte è interprete di classe, approfondisce il contesto scelto da una dimensione fieramente popolare, attenta ad adottare prospettive eminentemente femminili, a schierarsi dalla parte del più debole. E così la venture cumbia di “La democracia” non esita ad appellarsi alla classe politica per chiedere che ne sarà del futuro democratico dell'America Latina, sempre più debole e compromesso: il fatto che a suggellarlo sia uno dei momenti più corali e pop della raccolta la dice lunga sullo status raggiunto dall'autrice, sempre più a suo agio nel combinare denuncia e accessibilità in un sol colpo.

Alla volta del passo più rischioso di una carriera costruita con grande classe, Mon Laferte approfondisce la relazione con la sua seconda patria senza timori reverenziali, rimanendo nel profondo la fiera rockstar di un decennio buono fa. Chissà quali saranno le sue prossime mosse....

Tracklist

  1. Se me va a quemar el corazón
  2. Amigos simplemente
  3. No lo vi venir
  4. Amado mío
  5. Canción feliz
  6. La mujer (ft. Gloria Trevi)
  7. Calaveras
  8. Aunque te mueras por volver
  9. La democracia
  10. Esta morra no se vende
  11. Que se sepa nuestro amor (ft. Alejandro Fernández)
  12. Te vi
  13. Se va la vida (ft. Banda Femenil Regional "Mujeres del Viento Florido")
  14. Se me va a quemar el corazón (ft. La Arrolladora Banda El Limón)






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