Sottovalutato dalla critica nostrana, il secondo album dei
Durand Jones & The Indications “American Love Call” è stata una delle sorprese più stimolanti nell’ambito del
soul revival. Un album da recuperare, insieme all’eccellente versione di “Young Americans” incisa dalla band per l’Howard Stein Tribute a
David Bowie.
In verità ci vuole poco per capire che dietro il delizioso mix di Philly e Stax
sound della band di Bloomington si nasconde una delle formazioni più affiatate e dotate del panorama odierno, forte non solo di un ottimo
frontman, ma anche di un batterista tra i più ingegnosi e creativi. Non sorprende, dunque, che il talento di Aaron Frazer abbia catturato l’attenzione di
Dan Auerback, non solo per le sue notevoli qualità di musicista, ma anche per quelle di autore e seconda voce del gruppo.
Con
Curtis Mayfield, Smokey Robinson e
Gil Scott Heron nel cuore e nella mente, il giovane artista di Baltimora abbraccia
in toto la verve del chitarrista dei
Black Keys, che oltre a essere coautore di tutte le tracce, ha anche fornito la
backing band adatta alle atmosfere retrò di “Introducing:..”: musicisti in gran parte provenienti dalla formazione che accompagnava
Charles Bradley. Senza dubbio l’aver potuto lavorare con musicisti diversi dai fedeli compagni d’avventura ha offerto a Frazer la possibilità di mettere insieme un set di canzoni più affini alla sua personale visione della musica soul.
E’ lo stile Motown il protagonista di questo interessante album finemente retrò (“You Don’t Wanna Be My Baby”). Gli arrangiamenti sono decisamente romantici e nostalgici, in più il falsetto naturale e non forzato del musicista dona un fascino androgino e seducente, perfetto per le attuali generazioni sessualmente fluide.
E’ dunque superfluo chiedersi se il o la protagonista di “Bad News” sia un uomo o una donna: Aaron rinnova il fascino di
Marvin Gaye, ripercorrendo le movenze di “Inner City Blues” con un romanticismo moderno che senz’altro conquisterà un posto in molte playlist.
“Introducing…” è , come ogni buon album di musica soul/r&b, profondamente sensuale e prodigioso. Tutte le canzoni girano intorno al fascino della seduzione, con un linguaggio che non rifugge dal passato, accennando un elegante passo di rumba (“Have Mercy”), immergendosi nel pop psichedelico anni 60 nella maliziosa “Love Is”, abbozzando perfino la fisicità di James Brown senza però farsi dominare in “Girl On The Phone”. Tutto questo restando sempre in equilibrio tra fantasia e realtà.
Da sapiente alchimista del ritmo, Frazer conosce i segreti che rendono una
pop-song irresistibile (il trascinante ed energico
soul-beat di “Over You”), è abile nell’impreziosire deliziose ballate
doo-wop con la giusta tensione ritmica necessaria a renderle sfavillanti (“Ride With Me”) e duella abilmente con fiati, pianoforti e chitarre elettriche, dettando i tempi senza esagerare (Can’t Leave It Alone”).
“Introducing…” non è dunque il capriccio discografico di un musicista annoiato dalle limitazioni del gruppo-madre. Al contrario, è un doveroso gesto di generosità creativa che non poteva attendere il declino dell’ispirazione, ovvero quella situazione passeggera che di solito spinge un musicista a un’estemporanea uscita da solista. Non c’è brano o intuizione che non sia all’altezza della fama del giovane Frazer, dodici canzoni da amare e gustare, incuranti della dimensione fisica e temporale delle stesse.
In fin dei conti, l’intenso soul-blues di “Leaning On Your Everlasting Love” potrebbe essere spacciato come un
lost classic di Sam Cooke senza che nessuno venisse colto da dubbi o perplessità.
Questa è la magia della musica soul, un fragore armonico ricco di sensualità che seduce e confonde i sensi, un mondo immaginario dove la passione è un
unicum di fisicità e spiritualità.