Ci si può ancora eccitare per un disco di Lisa Stansfield nel 2018? Diciamo di sì, ma indubbiamente bisogna essere sia fan della prim'ora che nostalgici del
blue-eyed soul e delle declinazioni più soffuse del
disco-boogie anni Ottanta - che a ben vedere sono i tratti che da sempre accompagnano la carriera di questa elegante Signora anglosassone. Anche a questo giro, quindi, aspettarsi grossi cambiamenti è fuori discussione, ma è altresì innegabile notare come, negli ultimi episodi discografici, Lisa stia continuando a mostrarsi davvero in ottima forma, sia vocalmente che nella stesura dei pezzi - e per una cantante che ha fatto del termine
soulful il punto di arrivo, questo è più che sufficiente. A coronare il tutto ci pensa la sempre ficcante direzione sonora, concottata a quattro mani col marito Ian Devaney: se il gioioso viaggio analogico di "
Seven" ci aveva trasportato indietro negli anni Settanta, adesso "Deeper" ci riporta ai tardi anni Ottanta e alle sintetiche fusioni di "Affection".
Davvero, su questo ottavo album di studio non vi sono altro che classe, scivolate di basso e fumosa sensualità da
boudoir snocciolata con elegante passione, ma il tutto funziona proprio in virtù di una semplice e genuina esecuzione. Dapprima c'è stata "Everything" che, tra un frizzante
boogie sintetico e un tocco
daftpunkiano, ha fatto rimettere in moto culo e gambe, ricordando a tutti che quando si tratta di imbastire un pezzo a cavallo tra soul e
dancefloor, la voce di Lisa è sempre un portento. Poi è arrivato il singolo "Billionaire", un pezzo di puro pop radiofonico sospinto da un testo schietto e un'interpretazione energica (per tacere dello strambo videoclip, con la Nostra in equilibrio su un capitello come Dea greca ricoperta d'oro). Insomma, saranno passati quasi trent'anni dal debutto, ma la Stansfield sa ancora stare al gioco, e lo fa con tredici pezzi forti di un solido
songwriting che - per la maggior parte - sa mantenersi classicamente fresco e vitale.
La strofa di "Twisted" danza su un drammatico passo di samba prima di lanciarsi in un implorante ritornello incorniciato da archi e ottoni, e pure la successiva "Desire" impiega un palleggiante basso
acid house per poi aprirsi in un altro ritornello studiato al dettaglio per mettere in mostra la voce. Molto bella pure la conclusiva "Ghetto Heaven", rifacimento di un celebre brano della Family Stand che viene riproposto ammantato di violini e malinconia.
Fanno specie soprattutto l'energica "Hercules", guidata da un semplicissimo giro di chitarra ritmica, e una "Never Ever" sospinta da una pulsazione
nu-disco che ricorda i Modjo nell'era di "
Lady". Il momento più curioso del lotto arriva con "Just Can't Help Myself": melodia romantica e un sottofondo di tastiere sinfoniche alla
Moby vengono increspati da un inedito
programming elettronico di
garage anni 90.
Anche quando la formula si fa davvero troppo abusata - la ballata d'obbligo "Hole In My Heart", le chitarre funk di "Butterfly" e l'immancabile assolo di sax su "Deeper" - c'è sempre un qualcosa di rotondo e ben fatto che rende l'ascolto piacevole e stimolante, foss'anche solo per la carismatica l'interpretazione vocale - vedasi l'ansimante "Love Of My Life".
Senza grossi clamori né aspettative, Lisa Stansfield è ancora tra noi. Il suo nome non sarà più in grado di comandare le grosse platee, ma lei non sente il bisogno di sgomitare per mantenersi rilevante. Il che forse è un peccato, perché una voce come la sua potrebbe tranquillamente imboccare tante altre strade, se solo lo volesse. Ma Lisa rimane la più elegante Gran Dama del soul all'inglese in circolazione, e un disco come "Deeper" ce la riconsegna ancora una volta convinta del proprio operato e fedele a sé stessa. Quando le canzoni "funzionano" a questo modo, non possiamo che rimanere a fare un altro giro di pista.