Dietro al
moniker di Antunzmask si nasconde il cantautore cilentano Antonio Russo che, dopo tre album - "Zero programmi in questione" (2012), "Al mostro" (2013) e l'Ep "Canzoni DetESTATE" (2014) - torna sulla scena con un nuovo disco omonimo, ancora una volta autoprodotto. La parola d'ordine è anche stavolta quella di un
songwriting fortemente lo-fi, con qualche rimando al garage e allo stoner nelle distorsioni e nei deliri rumoristici.
Russo canta e suona ogni strumento presente nell'album, con il suo motto impresso bene in testa: "solo rumore, niente politica". Lo si intuisce già dalle prime due tracce del novero, "Buongiorno obbligatoriamente" e "Don squaglio", entrambe ruvide e viscerali, sulla scia di uno stoner-rock dai connotati piuttosto psichedelici.
In seguito, la dissennata "Forse uno sfogo" abbassa i volumi ma acquista compattezza dopo il caos iniziale, prima di deragliare in una serie di ballate lisergiche ("Puro, "Mary") e alcune più tradizionali ("E l'ora sia", "Il mio turno").
Altrove, il cantautore riprende la sua
verve più disfattista in brani sperimentali come "Radio UFO", con un'introduzione sulla scia del più alienante
kraut-rock e una singola frase che viene scandita come un mantra disturbante.
In un crescendo di caotico misticismo, chiudono "Ponda ponda" e la celestiale "La tana del kranio", brani in cui Antunzmask si prende la sua licenza poetica e convince maggiormente per originalità, trovando forse la strada da battere per il suo futuro discografico.