Undicesimo lavoro in studio dei britannici
Mission, ancora una volta nel segno del gothic-rock, e non potrebbe essere altrimenti per la band che ne rappresenta l'archetipo. Uscito lo scorso settembre, "Another Fall From Grace" viene descritto da Wayne Hussey come un incrocio tra "
First And Last And Always" dei
Sisters (alla cui scrittura contribuì non poco) e l'esordio dei Mission, "God's Own Medicine" (1986).
Con un simile "biglietto da visita", le aspettative non possono che essere alte.
L'
incipit è affidato alla chitarra languida della
title track, un brano dark-rock dal
flavour ottantiano e, date le premesse, non c'è da stupirsi. L'impressione di
déjà vu, ma forse è più corretto dire di familiarità, prosegue nella successiva "Met-Amor-phosis", che vede quale
guest-vocalist Ville Valo degli H.I.M. (il parterre di "invitati" è illustre, come si conviene a un ospite di peso; ci sono anche
Gary Numan e
Martin Gore).
È sempre attento alla melodia il rock virato nero dei Mission, e il Romanticismo ne è la principale cifra stilistica; il nuovo lavoro non fa eccezione e le sue dodici tracce ben rappresentano il loro elegante approccio alla musica oscura ("Can't See The Ocean For The Rain", la
ballad "Never's Longer Than Forever", "Jade").
"Another Fall From Grace" non possiede la carica vibrante dei capisaldi da cui trae l'ispirazione, ma ne richiama il
mood e le atmosfere. È un album che nulla inventa e nulla vuole inventare, del resto non è la sperimentazione che si pretende dai "ritorni illustri", quanto piuttosto dei solidi dischi "di genere". E in questo senso, anche questa volta i Mission hanno fatto centro.