I
Modern Baseball sono un po' una band mascotte, per molti di quei fan rimasti sintonizzati su Mtv Alternative alle 15 di un giorno di luglio del '96 - e anche per loro sembra che il tempo non sia passato. Anche per questo suonano come una band italiana (e forse i nostri
Labradors sono preferibili per molti versi), nel bene e nel male, per il coraggio un po' provinciale di suonare la musica con cui sono cresciuti, anche se il mondo a quei tempi guardava da un'altra parte.
Primo disco registrato con un produttore (Joe Reinhart, che ha da poco imbellettato anche l'ultimo degli
Hop Along), "Holy Ghost" ripercorre con grande energia una serie di brani che riassumono con grande fedeltà tutti i canoni dell'emo
heart on sleeve.
Energia e fedeltà possono bastare, insieme a versi-bandiera come "You hold my hand/ You hold your liquor", negli
Smashing Pumpkins di "Everyday", per riprodurre l'estetica del genere, ma non per scrivere qualcosa di insostituibile. La produzione piatta
midstream-rock di Reinhart non aiuta di certo.
Nello scorrere "Holy Ghost" ci si rende conto che, in fondo, l'unica cosa insostituibile dei Modern Baseball è il fatto che esistano ancora, per potere rivivere quel tipo di
live in cui lasciare un pezzo di sé (in senso figurato o meno) - qualcuno se ne accorgerebbe se suonassero sempre lo stesso pezzo, o se ne scambiassero uno con quello di un'altra band? Probabilmente no, e forse non è neanche così importante.