Hesperia è il nome di un progetto nato nelle Marche nel lontano 1997 le cui origini affondano le mani nel pagan-
black metal, pur mostrando quasi da subito velleità verso generi molto differenti. La lunga evoluzione del progetto si snoda attraverso cinque dischi raggiungendo la sua massima espressione nell’interessante alchimia tra
progressive-rock ed epic-
metal di “Metallum Italicum”.
Questo nuovo lavoro non è altro che il quarto e conclusivo episodio di un
concept intitolato "Aeneidos Metalli Apoteosis", titolo chiaramente allusivo a una consacrazione metallara di Enea. Sono chiari ed evidenti i numerosi riferimenti culturali alle origini italiche narrate nell’Eneide, rafforzate dalla scelta di cantare in lingua italiana.
La novità più importante rispetto all’opera passata di Hesperus, pseudonimo del compositore maceratese che incarna il progetto di Hesperia, sta nell’aver trovato un punto di equilibrio ideale e invidiabile per tutte le numerose influenze che compongono l’ampio ventaglio di conoscenze musicali dell’artista: progressive-rock italiano anni 70, epic-metal, NWOBHM di stampo prevalentemente
maideniano, hard‘n’heavy anni 70 e 80, black metal e addirittura aperture verso l’opera lirica.
Il cantato di Hesperus, più teatrale che melodico, accompagna senza batter ciglio cavalcate come “De Bello Italico I” e “Metallum Italicum II”, interludi acusticie ambient, la sfuriata black di “Hesperia” (un omaggio al primo periodo del progetto, come può tradire l’autoreferenzialità del titolo) fino all’omaggio ai Maiden di “Piece of Mind” di “Hesperia Triumphator”.
L’assenza di un qualunque effetto spezzatino o spocchiosa pretesa didascalica - per non dire divulgativa - è il punto forte di tutta l’opera, riuscendo dove spesso falliscono band progressive più o meno emergenti. Un pratico esempio sta in uno dei brani di punta del disco: “De Bello Italico II” parte come un imponente inno epico, cambia di passo in quella che sembra la più classica delle fughe heavy metal, per svelare infine sotto l’epidermide un’anima black inattesa; il tutto sfuma sfociando nell’interludio acustico “Ave Metallum Italicum”, un non tanto velato omaggio ai
Genesis di “Foxtrot”.
La naturalezza con le quali cambiano metriche e generi accompagna ogni passaggio senza l’ossessione di stupire. E’ così che il ben dosato intervento lirico di Christian Bartolacci - nella traccia “Metallum Italicum II” - riesce a non apparire kitsch.
Dopo questa convincente prova di maturità sarà ora interessante seguire ancora la crescita di Hesperia: saprà continuare a sfruttare il magico equilibrio trovato in “Metallum Italicum”, migliorando ancora il livello della produzione, o prima o poi si farà prendere la mano da così tanta carne al fuoco?
Gli Dei - o più probabilmente il prossimo album - sapranno dare una risposta.