Paolo Tocco - Il mio modo di ballare

2015 (Protosound Records)
folk-pop, songwriter

Ognuno in questa vita ha il suo modo di stare al mondo... il suo modo di ballare. L'ipocrisia che subiamo o che viviamo coscientemente, l'ipocrisia che ritroviamo in un sentimento nobile come l'amore o nell'accettazione forzata di una malattia... ma anche l'ipocrisia che non credevamo ci potesse appartenere”.

È con queste parole che il cantautore abruzzese Paolo Tocco prova a spiegare l’idea alla base del suo secondo disco, “Il mio modo di ballare”, per l’appunto, uscito lo scorso 20 febbraio a distanza di cinque anni dal convincente esordio “Anime sotto il cappello”. Anni passati a mettere insieme undici nuovi brani persuasivi sotto l’aspetto melodico e ricchi di spunti per quanto riguarda le liriche dal sapore retrò, ma anche interessanti dal punto di vista prettamente tecnico. Anni trascorsi a scommettere sulle nuove leve del pop italiano, grazie all’attività di produttore e promoter al fianco di Giulio Berghella, cosa che inevitabilmente ha gonfiato la vena ispirativa del songwriter rendendolo capace di creare un’opera tanto classica nell’intento, quanto pregna di varietà stilistica nel risultato.

Ad affiancare Tocco, una serie innumerevole di musicisti di caratura, tra i quali spiccano le chitarre acustiche ed elettriche di Claudio Esposito, le parti sintetiche ideate e suonate da Domenico Pulsinelli e poi Giulio Berghella al basso e Giuliano De Leonardis (Equipe 84) al basso freatless, senza voler continuare una lista già troppo corposa. Gran parte del disco è fatto da intime ballate di puro pop tricolore ("D'oro e di pane", "Da questo tempo che passa", "Come le formiche", "Nenè", "Chiodi di pioggia, fiocchi di neve", "11 settembre", "Occhi di cenere") dentro le quali si riescono a scorgere le più disparate influenze, dall’elettronica di Jean-Michel Jarre alle divagazioni etno folk; dallo swing, al romanticismo piano e voce passando per il soft-rock americano di Jackson Browne.

Ovviamente immancabili sono i singoloni pop-folk ("Aveva vent'anni", "Luna Nera") così come i brani ironici e irriverenti nella musica più che nelle parole in perfetta sintonia con lo spirito di un’artista che, attraverso i sogni, è sempre riuscito a vivere la vita con quella giusta dose di leggerezza che pare l’unico modo per non sentire troppo forte il peso dell’esistenza.
A chiudere il disco il pezzo che più si ricollega alla nuova generazione indie-pop italiana (“Pezzi di bugie”) che quasi pare omaggiare la capacità di riscoperta del passato di Dente, anche se lo stile di Tocco è molto lontano da quello di Giuseppe Peveri.
A completare il tutto le bellissime grafiche, ad opera dell’artista Francesco Colafella.

“Il mio modo di ballare” è quanto di più lontano possa desiderare il pubblico scoraggiato da certo cantautorato di nuova generazione, non è opera per chi cerca la sperimentazione a tutti i costi o guarda con ammirazione e stupore certe furbate liriche. È un lavoro malinconico e nostalgico, fatto per chi sa sognare, per chi crede ancora che dietro un gioco di mani e carte e sguardi si nasconda l’autentica magia.

Tracklist

  1. D'oro e di pane
  2. Da questo tempo che passa
  3. Come le formiche
  4. Aveva vent'anni
  5. Il magico mondo di un vecchio che sapeva ballare
  6. Nenè
  7. Chiodi di pioggia, fiocchi di neve
  8. Luna nera
  9. 11 settembre
  10. Occhi di cenere
  11. Pezzi di bugie




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