È con una svolta elettrica
groovy che
Sean Rowe, il cantautore americano giunto alla ribalta della Anti ormai in età attempata – tanto che nel frattempo si era già costruito una carriera da esperto di sopravvivenza in ambiente naturale – si distanzia con successo dall’ombra del suo personaggio musicale, oppresso dalla sua voce magnetica e da un tono, a seguire, forzatamente dolente, una sorta di
growl rustico.
In “Madman” si respira invece un’aria gigioneggiante e
Springsteen-iana, con il soul corale della
title track e della divertente “Desiree” e il blues con sprazzi
War On Drugs di “The Real Thing”, che costituiscono le variazioni più evidenti ma non più significative del diverso piglio, rispetto al passato, delle tracce acustiche (la più fresca “Spiritual Leather”).
Rimangono inevitabili ma più “pennellate” le ballate alla “Closing Time” come “The Drive”, che ricorda interpreti più giovani come
Night Beds, ma “Madman” rimane comunque una testimonianza di inaspettata vitalità artistica per Rowe.