Tra gli innumerevoli progetti e apporti del multistrumentista e compositore Jacopo Andreini, Tsigoti e Squarcicatrici sono tra quelli in cui la sua personalità artistica è determinante. I primi hanno prodotto, con “Private Poverty Speaks To The People Of The Party” (2010) e i successivi “The Imagination Liberation Front Thinks Again” (2012) e "Read Between The Lines Think Outside Them” (2013), dei caroselli martellanti d’irruenza punk, canto Nick Cave-iano, scapestrate sortite Emir Kusturica-esche, libere big band alla Charlie Haden e piano ragtime.
Ancor più personale è Squarcicatrici, dapprima un progetto a nome proprio, il cui primo “Bossa Storta” (2006) inizia a esprimere la sua anima jazz in sincopi sudamericane (salsa, tango, samba, etc.) e uno spettro che spazia dalla semplice chanson acustica alla jam be-bop, alla cavalcata fusion, fino agli studi elettronici.
Questo disco è preso in grande considerazione dai musicisti che vi partecipano e da quelli che via via vi si aggiungono, fino a comprendere una line-up libera e mutante ma compatta. L’omonimo “Squarcicatrici” (2009) fa così prendere corpo agli esperimenti, sondando danze Bregovic-iane (“Afrotellacci”), tango alla Piazzolla (“Macedone”), danze macabre (“Mbizo”, “J’ai Faim”) e citazioni colte (“Gorecki”), con risvolti caotici quasi free-jazz ed effetti sonori cacofonici sia strumentali che di produzione (“Izgubljen Sambetta”).
“Zen Crust” completa il processo e diminuisce le ingenuità ancora presenti nei lavori precedenti. Il jazz modella apertamente i nuovi highlights del combo, a partire dalla danza orientale di “Bilaa Jawasz Safar”, con due assoli isterici di chitarra e sax, spalleggiati dall’elettronica, quindi il bolero atonale guidato dal violoncello di “Fremente”, il contrappunto sincopato John Zorn-iano di “Pont Des Arts”, con passerella di contorsioni di fiati, e l’analoga samba demonica di “A1”, in cui gli strumenti vomitano cacofonie.
La chanson, “Jous d’Amandes”, stavolta fa da introduzione a un crescendo di amplificazione e distorsione. Ci sono anche trovate divertenti, come i raggi laser da “Star Wars” che spazzano via la sarabanda post-fusion di “Saffo’s Wedding Party”, o il duello di sola sezione ritmica di “Fi Tunis”, o il saltarello meridionale, metallico e ribattuto da sembrare arrangiato da Tom Waits, di “Miseria Violenta”.
Una confusa prova di linguaggio totale? Una maratona di brani-intermezzo con manie di grandezza? Quasi-jazz d’autore con spirito di denuncia in filigrana? A prenderlo per quello che è, un generoso divertissement di brevi creazioni miste per impegno e tecnica, è prodigo di tortuose piacevolezze innervate da una perfetta produzione granitica. Preceduto dal live gratuito “Squarci a Milano” (2011). Ben dieci musicisti tra cui anche un mandolista (Samuele Venturin), bravi, oltre al leader, Matteo Bennici al cello e Scott Rosenberg allo squittente sax sopranino. Edizione in vinile di Escape From Today.