Mathew Sawyer - Sleep Dreamt A Brother

2013 (Fire Records)
alt-folk
Nel 2006 The Ghosts, nel 2010 Mathew Sawyer and The Ghosts e alfine nel 2013 solo Mathew Sawyer, per il terzo album del pittore e musicista inglese, autore di un folk pastorale e sperimentale dai toni insofferenti ma altamente suggestivi. Il suo è un cantato recitato, che si adagia sulle ombre di Robert Wyatt, Kevin Ayers, Syd Barrett e Genesis P-Orridge, testi ispirati dalla morte di tre amici, che infettano un substrato sonoro a base di chitarre acustiche dolenti, accordi notturni di piano e malsane tessiture orchestrali.

Affascinante, oltremodo disturbante, “Sleep Dreamt A Brother” è un album che reinventa il chamber-pop donandogli una veste più austera e criptica ma ricca di poesia, raccontando la fragilità dell’uomo di fronte alla morte e trovando nel surrealismo l’unica fonte di salvezza dal vortice implacabile della vita quotidiana. 
Mitologia greca (hypnos = sleep e thanatos = death) e metafore quasi favolistiche ("…se morirai durante la notte/ sarà come se tu non morissi…") si alternano in un simbolico puzzle di dolore e rassegnazione, mentre canti di uccelli e versi di animali si insinuano tra il cantato recitato dell’autore e la ripetitività mai statica delle strutture musicali. "Non dire agli altri cosa stiamo cantando", recita Mathew Sawyer in “Don't Tell The Others What We Were Singing”, consapevole che le emozioni più intime e sofferte hanno bisogno del pudore, mentre la viola (Alison Cotton) e il piano sottolineano con gentile minimalismo trame di folk apocalittico.

Solo “Death Is Like A Dream We'll Have” rompe l’incantesimo con una leggera inflessione country-folk più pagana e gioiosa, ma è la tenebrosa poetica del recitato di “Another World” la più intensa e memorabile creazione dell'autore, destinata a non lasciare più la vostra anima: una liturgia che Sawyer spinge oltre i confini del dolore e dell'inedia.
Non è album confortevole, “Sleep Dreamt A Brother”, e spesso le sensazioni più familiari e carezzevoli nascondono molte insidie: è così che il mix di rumori e voci in sottofondo di “October All The Time” e l’impennata lirica di “The Golden Heart” suonano ancor più minacciosi e funesti nel loro trascinare la morte in gesti quotidiani, come viaggiare in treno o stare seduti a guardare la tv.

Il sonno o la morte, questo è l’atroce dubbio lirico di Mathew Sawyer, che difficilmente vi lascerà indifferenti, dopo l’ascolto di queste dieci piccoli bozzetti poetici di avant-folk.

Tracklist

  1. New Bird To Be
  2. Feeeeling
  3. Don't Tell The Others What We Were Singing
  4. The Forgetting Head
  5. October All The Time
  6. Sleep Dreamt A Brother
  7. Death Is Like A Dream We'll Have
  8. Another World
  9. The Golden Heart
  10. How To Work

Mathew Sawyer sul web