È tutto tranne che un viaggio da sola, questo nuovo disco di Tift Merritt. La cantautrice americana, boccoli di bronzo e vecchio cuore da country-girl, ha imbarcato parecchia gente che bene o male ha giocato ruoli nient’affatto di secondo piano nella storia recente del rock e della sua sterminata galassia di sottogeneri e generi di confine. Marc Ribot ed Eric Heywood dei Son Volt alla chitarra, per esempio, John Convertino alla batteria, e il falsetto di Andrew Bird a impreziosire la ballatona "Drifted Apart", che per questo merita la palma di miglior pezzo dell’album. Buona compagnia da portarsi dietro in una rassicurante ricognizione nelle polverose e sterminate lande dell’America agreste degli spiriti semplici e delle mani indurite dal lavoro.
Per noi è fin troppo facile parlare di un album come "Traveling Alone": tutto già sentito, tutto familiare, tutto buono buono al proprio posto. Canoni vecchi di un secolo, tracce melodiche trite e ritrite, arrangiamenti banalotti, nessun guizzo, nessuna voglia di scombinare alcunché. Il fatto, però, è che ad essere americani forse quest’impressione di scontatezza e monotonia potrebbe lasciare il campo a un approccio fondato su una sorta di calorosa benevolenza. La ragazza, che peraltro ormai viaggia per i quaranta (è nata nel gennaio del 1975 a Houston, Texas, ma è cresciuta in North Carolina), non pretende che le si riconosca altro che questo: vuole cantare le sue canzoni uguali a tutte le altre canzoni country e folk mai scritte finora, e vuole farlo di fronte a più gente possibile. La voce, liscia liscia, le permette di far bella figura, e nemmeno il physique du rôle le manca. Cosa vogliamo, quindi, noialtri, da lei? Dobbiamo giusto farle il piacere di non scomodare paragoni ingombranti come quello con Joni Mitchell, magari, o quello, appena più plausibile, con la Sheryl Crow meno vivace.
"Traveling Alone", in fin dei conti, è un disco fatto di brani orecchiabili, ben congegnati, che starebbero bene nella colonna sonora di un road-movie di Hollywood, e che forse, fatte le debite proporzioni, non si discostano troppo dal genere di canzoni che continuiamo ad ascoltare ogni santo giorno nelle nostre radio commerciali. D’altronde ognuno ha la sua musica popolare di riferimento, e probabilmente da questo punto di vista stanno messi meglio dall’altra parte dell’Atlantico.
Quanto ai tanti collaboratori di rilievo di cui sopra, pare di poter supporre che l’abbiano preso come un piccolo divertimento, questo viaggio con Tift, magari ben retribuito. Dilungarsi oltre sarebbe ozioso: il mondo è enorme, le cose da vedere infinite, a meno che non abbiate affinità particolari o tempo libero da vendere da queste parti potete anche evitare di passare.