"Abtu Anet" mette insieme un 3'' Cd-r rilasciato nel 2007 in tiratura limitatissima e un Ep risalente all'anno successivo che ebbe una circolazione sotterranea, non ufficiale. Siamo in pieno territorio
Gultskra Artikler, un micro-mondo surreale (già scandagliato alla grande in "
Kasha Iz Topora") in cui convivono folk, rumorismo assortito,
sound collage, ambient e improbabili tentazioni cantautorali. Insomma, quanti seguono da sempre il percorso dell'artista russo (che avevamo lasciato alla neo-age in chiave dark-ambient dell'incerto "
Galaktika") sanno bene di cosa stiamo parlando.
Se brani come "In The Middle Of The Sixteenth Century In The South Of England A Group Of Orford Fishermen Caught A Strange Creature...", "Bojestvo", "Glaznoe Dno Morskogo Chudisha" e "Izgnanie Demona" sono pure astrazioni sonore che manomettono carillon elettronici, voci trovate,
field-recordings di caverne siderali, fiati, piroette sintetiche e droni esoterici, numeri come "Berezka" (folk-jazz rurale), "Intensivnost Otrajenia" (un indie-folk marziano), "Pirat" (un incubo elettroacustico), il bozzetto pastorale di "Pobochnoe Deistvie", "Daesh Uglya" (una romanza pianistica sbrindellata da mani infatuate per i
Residents di "
Meet The Residents"), "Sluchai V Sosudah" (modern-classical per il day-after di Chernobyl) e le fulgide emanazioni psichedeliche di "Shtoj Ti Delaesh" evidenziano, invece, il lato più "umano" dell'operazione, mantenendo ancorato alla terra ciò che pure sembra provenire da un'altra galassia.
Un disco "minore" che, comunque, potrebbe incuriosire più di un ascoltatore, magari proiettandolo senza difese nel magico mondo di Alexey Devyanin.