Frei - Sulle tracce della volpe

2011 (A Buzz Supreme)
pop

È un altro della banda dell'Alta Romagna, Frei Rossi. La Romagna di montagna, quella che negli ultimi anni ha allevato uno stuolo di musicanti dediti a questa sorta di folk-pop d'autore prosperato sui canoni elaborati dai Mazapegul di Valerio Corzani e Mirco Mariani nella seconda metà degli anni Novanta. Tra i monti tondi e le vallate, terra di confine e di passaggio, di mescolanze. Oggi l'eredità è diffusa - dai Mazapegul vennero fuori in linea retta i Daunbailò, e poi, tra uno sbandamento e l'altro, i vari Ex, Saluti da Saturno, Jang Senato. Fino all'altro ieri Rossi cantava proprio per gli Ex di Corzani, poi ha deciso di mettersi in proprio. S'è liberato del cognome, ha scritto un disco intero e l'ha pubblicato. Risultato: decisamente buono.

Innanzitutto, Frei ha una gran bella voce. Piena, corposa. E le sue canzoni da guascone ce le sa cantar bene. Poi, la scrittura. Tonda, solida, e anche piuttosto eterogenea. "Sulle tracce della volpe" è un album di ottima musica leggera, più sognante che romantico, e con una massiccia dose di ironia.
La title track che apre svela subito uno scenario tra l'allegorico e il surreale: Frei cerca questa benedetta volpe che potrebbe essere un senso ultimo come un modo di procedere, e lo fa tra borbottii di fiati incalzanti e chitarre country, cambiando tono e registro più d'una volta. Radiofonico. "Dammi le tue mani" ricorda un po' certe cose dei cugini Jang Senato, giusto con qualche riff peterbuckiano in più, mentre "Ombre di luna" appare più marcatamente corzaniana. Però attenzione: le radici ci sono e si riconoscono bene, è vero, ma Frei ci mette sempre del suo, sempre qualcos'altro che sposta il baricentro un po' più in là.
"Gilda stai ferma", traccia numero quattro, è un canto d'amore amaro, ottima prova d'autore con delle belle scalinate di basso a spezzare la trama ogni tanto e qualche stirata di voce di cui forse non c'era questo gran bisogno. Poi vengono la scanzonata "Spacco l'ufficio" e l'agrodolce "Bassa Marea", con Francesca Amati dei Comaneci a ricamare qualche sottile controcanto in inglese, mentre "Vento tropicale" è un piccolo fuoco d'artificio, un po' Lucio Dalla, un po' Ivan Graziani. La solare "Stella decadente", invece, è puro Romagna-pop: ascoltate il ritornello e immaginatevi una notte d'agosto in qualche festa dell'Unità, con un'orchestrina coraggiosa sul palco, dondolate un po' la testa e pensate a una bella moretta da far ballare.

"La notte che caddero i sogni", subito dopo, ammicca ai bei tempi andati della canzonetta italiana, mentre "R.e.g." è un altro evidente richiamo alla roba di Daunbailò ed Ex, con questo levare trascinato da un tempo sintetico e frullante - come suggerisce lo stesso titolo: un reggae, sì, ma solo a metà. L'evoluzione del pezzo, molto Eighties, eccentrica, ne fa uno degli episodi più interessanti del disco. La chiusura spetta a "Telefono casa", ninna nanna dolce dolce, poco più che sussurrata, anche se Frei la canta dando come l'impressione che gli scappi un po' da ridere. Insomma, quasi una smanceria da non prendere troppo sul serio.
In definitiva, "Sulle tracce della volpe" convince appieno. Perché al di là dei trascorsi di Frei, delle inevitabili influenze dell'ambiente in cui il ragazzo è musicalmente cresciuto e dei tanti debiti riconoscibili qua e là, c'è molta sostanza. E ci sono tracce di una personalità forte, pure. Frei è un autore vero, e quando si tratta di metter mano agli arrangiamenti (frutto del lavoro di Dario Giovannini) è evidente che gli piace mischiare le carte. Ma sempre con equilibrio: e infatti il disco risulta parecchio pop. Un primo passo più che incoraggiante.

Tracklist

  1. Sulle tracce della volpe
  2. Dammi le tue mani
  3. Ombre di luna
  4. Gilda stai ferma
  5. Spacco l'ufficio
  6. Bassa marea
  7. Vento tropicale
  8. Stella scadente
  9. La notte che caddero i sogni
  10. R.e.g.
  11. Telefono casa

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