Fauve! Gegen A Rhino - Namegivers’ Avenue

2010 (Autoprod.)
avantgarde, post-rock
Secondo album nel giro di un pugno di mesi per il giovanissimo trio sperimentale pistoiese, "Namegivers' Avenue" è il perfetto bis di "Geben". Il minuto e rotti di "Chora", in particolare, con le sue eruzioni fibrillanti al calor bianco degne dei Dead C (ma stemperate da trilli di tastiera impassibili), impressiona più di tutto l'insieme.

Ma anche "Clonery", sorta di mini-suite psichedelica, fa la sua parte: attacca con spasmi elettronici in una sorta di grottesco unisono con la chitarra; la chitarra prende consistenza in pattern di accordi riverberati; quindi tutto si coalizza in una corsa furibonda di tamburi e timpani lanciati contro una tempesta elettromagnetica. L'influenza del rock tedesco dei 70 (ma anche dei Chrome regrediti a primitivi) non potrebbe essere più forte. Così, "Work In Progress" prende lo stesso afflato di "Clonery", solo in veste psych-folk, di botto esploso in trapano hardcore-techno (in modo analogo ai Can di "Peking O"), con sfondo di motivetti midi per cellulari.

Via via i tre spostano filosoficamente l'accento dal mood alla dinamica e al ritmo, a partire dallo spettro di "A Bridge For The Sky (To Yona)", che spazia da un mezzopiano glaciale a un paranoico in fortissimo di stridori fonici vocali, tramite microvariazioni quasi Pachelbel-iane. "Have U Ever Asked Yourself..." aggancia - un po' forzosamente - una parodia del "beep-beat" della "Da Da Da" dei Trio (già di per sé una parodia) all'ambiguità preistorico-fantascientifica dei Black Dice.
"A Factory", attraverso droni sempre più industriali, passa da marcetta ad acid-rock tribale, e quindi a versione allucinata del motorik dei Neu. "A Velvet Heart" conclude idealmente la questione riprendendo con più decisione lo stesso battito motorik, stavolta per mezzo di una stilizzata batteria elettronica, accompagnandolo da tremolii galattici e gorgheggi mistici.

Conguaglio in forma di studio (forse troppo "studio") di strutture artificiosamente irregolari. Presuppone un alfabeto che non è (ancora) divenuto langue, ma è solo, puro, cristallino accostamento di grafemi. Fascinoso e imperscrutabile, come la consueta creatività della confezione fatta in casa.

Tracklist

  1. Chora
  2. Clonery
  3. Work In Progress
  4. A Bridge For The Sky (To Yona)
  5. A Factory
  6. A Velvet Heart
  7. Marching Away
  8. Have U Ever Asked Yourself...

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