Mirt è il suono strisciante di una psichedelia solitaria. Sono dieci anni che il musicista polacco Tomasz Mirt pubblica la sua musica sia con gli One Inch Of Shadow (diventati poi i
Brasil And The Gallowbrothers Band) che in perfetta solitudine. Ed è quest'ultima la dimensione ideale per le cupe litanie di Mirt, tanto influenzate da certo post-rock umbratile e notturno quanto dal blues e dalla più languida musica psichedelica.
Le prime due tracce di "Handmade Man" segnano i confini della musica di Mirt: da una parte l'approccio visionario alle registrazioni (con tanto di uccellini e
field recordings che ricordano le prime uscite del Jewelled Antler Collective); dall'altra la vena blues con la chitarra accordata per raccontare i deserti dell'anima nello stile "moderno" di un
Tom Carter o di uno
Steven R. Smith. L'atmosfera del disco è plumbea e sembra alleggerirsi solamente durante la ballata spettrale "Glass Mother" - dove appare anche la voce dell'amica T.E.R. L'unico altro ospite sul disco è T. Gadomski, che suona le percussioni su quattro tracce (suo il merito di buona parte del fascino della meravigliosa "Burnt Words Of Moai").
Mirt utilizza un pianoforte, chitarre, vecchi sintetizzatori analogici, tastiete digitali, strumenti a fiato, mille effetti e
field recordings per dare un senso ai suoi blues. Li registra su nastro come si faceva un tempo, senza utilizzare software musicali. "Handmade Man" è stato pubblicato in un'edizione di 250 copie di cui le prime cinquanta contenute in una scatola di legno collegabile a un amplificatore.