Nato nel 2008 come progetto solista di Dee Dee (al secolo, Kristin Gundred), Dum Dum Girls è diventato, in breve, un vero e proprio gruppo, messo sotto contratto, nel luglio scorso, dalla Sub Pop. Proprio in questi giorni, la storica
label di Seattle pubblicherà il loro disco d’esordio, “I Will Be”.
Definito come “fuzz-punk”, il suono delle ragazze Dum Dum, orgogliosamente
lo-fi, è ricco di melodie e di ritornelli appiccicosi. Piccoli
anthem come girotondi
on speed, tra spensieratezza a go-go e voci che si stiracchiano dentro cunicoli assordanti. Un pochino ripetitivo, certo, ma la strada è lunga e le possibilità di migliorare sono tante.
Per ora, i
Jesus and Mary Chain in versione
garagista di “It Only Takes One Night”, la solida verve pop di “Bhang Bhang, I’m a Burnout”, lo scheletro
twee di “Oh Mein Me” e i “la la la” versione
Stereolab sull’ottovolante di “Jail La La” bastano e avanzano per segnarsi il loro nome sul taccuino delle promesse.
Ci sono anche i
girl-group degli anni Cinquanta che tornano a nuova vita, quasi ridestati da un torpore fin troppo profondo (“Yours Alone”). Poi, in forma di ballata, “Rest Of Our Lives” ancheggia un po’ malinconica, come il gotico al sole di “Blank Girl”.
Ma è una generazione “vuota” che si è scocciata del
no-future e che guarda avanti perché, tanto, la speranza è l’ultima a morire. Soprattutto, poi, perché i sogni non costano nulla (“Baby Don’t Go”).