Uno strano fascino pervade “Oisin”, terza prova di Kwannon (Jenne Micale), album pubblicato dalla Reverbworkship in una edizione di 50 copie realizzata a mano, con una copertina che ricorda le cartiere di Amalfi impreziosita da inserti di fiori d’arancio. Quello che coinvolge non è il richiamo alla tradizione gothic-folk quanto l’estrema sobrietà dell’insieme, frutto di una ricerca storica e sonora molto elaborata.
Un weird-folk etereo le cui influenze vanno dalla tradizione medievale all’operistica ai canti pagani, senza trascurare la tradizione romantica Vittoriana.
Jenne possiede delle ottime qualità vocali che le permettono di svolazzare sulle note di dulcimer, arpa e altri strumenti arcaici, l’atmosfera greve ed elegiaca permane sognante e misteriosa, realizzando una ipnosi ricca di mistero.
Tra le frequentazioni di un gruppo di druidi (i White Cat Groove) e gli studi di canto con l’Opera Cabaret di Endicott, Jenne Micale ha maturato una conoscenza profonda delle tradizioni musicali che animano le sue composizioni, l’equilibrio tra il folk-pagano di “He Mourns For The Change That Has Come Upon Him And His Beloved, And Longs For The End Of The World” e l’ancestrale litania di “Invocation At The Eastern Gate” esemplifica le qualità di “Oisin”. Non v’è traccia di corruzione post-moderna, rigido e esemplare il contenuto sonoro dell’album non concede sosta, mesmerico e solenne coinvolge l’ascoltatore con atmosfere sempre più rarefatte.
Tra le
performance più riuscite, brilla “Brigid Lights Her Own” che si contamina con l'opera e la lirica, “Hymn to Cybele” è invece appena temperata dalle splendide soluzioni percussive che accompagnano tutte le prestazioni dell’autrice.
Non è comunque semplice consigliare l’ascolto di un album come “Oisin”, la sua robusta e rigida struttura sonora non cede a compromessi e sembra destinata a un pubblico di puristi del folk-gotico più estremo ed estimatori dei primi
Dead Can Dance. Affascinante.