Stebmo è il progetto post-jazz del pianista e multistrumentista Steve Moore e collaboratori (Todd Sickafoose, Matt Chamberlain, Doug Wieselman, Eyvid Kang, etc.), a sua volta già collaboratore e booker di svariati act del circondario di Seattle.
Bella mostra della sua arte sono i due numeri iniziali, “Waiting Game” (una marcia Residents-Waits-iana in forma di tango para-orchestrale) e “Blind Ross” (più o meno la medesima ricetta del precedente, ma senza sovratoni orchestrali e con svarioni tropicalia orientati alla danza). La rimanenza si accomoda dalle parti dell’acid-jazz orientato al rhodes (“Happy Ending”, “Holding Pattern”) o alla film-music d’atmosfera (“Majika”) con rigurgiti fusion (“Dark Circles”) o proprio easy-listening (“Tough Luck”).
Ennesimo disco tortoisiano che fa perno sullo strumentismo dosato. Moore punta al cocktail d’atmosfera, ma è un album di performance. E’ al servizio del piano che cesella il suo ruolo di primadonna con trilli e scale in un tripudio di calcolato istrionismo. Pur nella sua parte minore di accompagnamento, Tucker Martine lascia il segno. Riedizione 2009 di Invada Records.