Bancale - Bancale

2009 (Sidi Records)
noise-blues
Un mood soporifero, scheletrico, come dei Bachi Da Pietra sotto codeina. Blues metropolitano, ma di una metropoli strafatta di luci al neon. Luci che accecano la mente, restituendo visioni acidule, polaroid stantie di una realtà ormai in disfacimento. E, di rimando, una voce che arriva da lontano, quasi inghiottita dalla sua stessa debolezza, dal suo disastro “interiore”.

“Coproduci” è un’introduzione che non lascia spazio a dubbi sulla volontà di diffondere una verità indigesta sul mondo che ci circonda, parlandoci, senza mezzi termini, del suo corto circuito di produzione-consumo-morte. I Cccp sono ormai lontani e le cose si sono fatte ancora più “pericolose”. Si entra, così, in un vortice che è psichedelico ma che non apre la mente, restituendola, invece, al buio delle sue caverne, a un andirivieni di suoni-rumori che sanno di malattia (“Corteccia”).

Poco più di venti minuti bastano ai Bancale per mettere in scena il loro delirio macilento. Ma, forse, non sono ancora sufficienti per lasciarci realmente sbalorditi. Così, le lamiere a mo’ di percussioni di “Crepa”, esaurito un discorso che mira a far convergere il blues verso lidi industriali, vengono sostituite da singhiozzi sordi (“Crinale”), perché questa musica ha ancora qualcosa da metabolizzare prima di trasfigurare a dovere queste macerie umane, questo limbo tetro di sofferenza e disperazione.

Il “Dolore” mira, d’altra parte, vero “un fiero e rabbioso esistere/ di sopportazione e limite”. Al momento, quel limite non è ancora stato oltrepassato, per cui è un po’ come osservare un muro invalicabile, senza nemmeno tentare la scalata.

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