Il 2008 è stato un anno importante per la Minus, che ha anche celebrato il decimo anniversario della sua nascita. Fondata da Richie Hawtin come uno sfogo per le sue produzioni, l’etichetta ha cominciato ad accogliere un piccolo
cliquè di artisti mirato, con gli stessi gusti e con idee simili, che sperimentano tra le oscure profondità della m
inimal techno. In questo contesto Jon Gaiser è sicuramente uno dei nomi più rilevanti. C’è una sottile, difficile differenza tra una
minimal track sapientemente costruita e un noioso
loop ripetuto troppo a lungo. Gaiser ha certamente potenziale e singoli come "Egress" mostrano una certa predisposizione per ritmi funky, ciò gli permette con disinvoltura di variare la struttura evolutiva delle
track, elemento fondamentale per tutta la musica in 4/4.
"Blank Fade" vede Gaiser mettere questo
concept su disco, risultando uno dei migliori
full-length usciti sotto la M-nus. Abbondantemente lontano dalla
techno speedway di False, 2007. Ascoltando "Fade", è chiaro che ciò in cui Gaiser è stato influenzato da Richie è in parti uguali tra i pezzi
tunneling con basso incessante ("Face Down", "Ciliate With" passando per "Substance B") usciti sotto il nome Hawtin, e Plastikman, “master of echoes” ("Volve" è il caso più emblematico).
Ma "Blank Fade" non è la semplice opera di un discepolo ispirato, è un passaggio oscuro pieno di eccitanti piccole caverne di
groove, in cui Gaiser mostra un’incredibile personalità. Le influenze si sentono e ci sono, ma rimangono appunto influenze. L’album viene presentato come “la colonna sonora di un ambiente oscuro e cupo, pieno di strane e meravigliose creature”. Si tratta di un sorprendente mix di creatività e adrenalina, un qualche tipo di miscela che precedentemente era impronosticabile da Gaiser, soprattutto per il tentativo (coraggioso) di emergere da un panorama produttivo abbastanza piatto.
Una parola su "Trunkated", singolo e
standout track, “stancante” per via dei suoi quasi dieci minuti di lunghezza, ma non per qualche motivo di noia. No, è solo che Gaiser non vuole smettere, e gli ascoltatori sono lasciati a guardar fisso con ansia battendo le nocche mentre va strisciando un ricettacolo di reverberi,
phaser ed effetti di ogni sorta. E’ in "Descending Order", invece, che la vena
funk viene fuori in maniera più evidente; è la seconda traccia più lunga del disco e quasi non ce se ne accorge. La forza dell’album risiede nella capacità di “estraniare” dall’ascolto, proiettando in un vortice di ripetitività, ma mai banale. Un lavoro in cui tutte le produzioni meritano uguale dignità; pezzi come "Whether Or Not" o "Leave It" mostrano come sia difficile pescarne qualcosa di poco meritevole all’interno.
"Blank Fade" è un’esperienza monocromatica, nera. Difficile coglierne l’essenza a un primo ascolto; un disco che troverà tanti detrattori quanti estimatori, divisi tra chi decreta la fine di un
sound e chi invece ne apprezza le evoluzioni.