Il fuoco continua ad ardere per le strade di Dublino: la capitale irlandese si conferma inesauribile laboratorio musicale in grado di riportare la “verde isola” al centro della trattazione musicale. Il passaggio di band come Fontaines D.C. e Murder Capital ha mantenuto alto l’hype sulla città, e tanti giovani si sono messi in scia per seguirne l’esempio. Nel 2026, se dovessimo puntare su un nome per il futuro del nuovo post-punk irlandese punteremmo senz’altro sull’incontenibile elettricità dei Gurriers. Per essere conquistati dal loro approccio è sufficiente ascoltare la traccia d’apertura del primo album inciso dal gruppo, Come And See, la traccia s’intitola “Nausea” ed è Fontaines D.C. al 100%. Una canzone che si sofferma sulla situazione socio-economica del loro paese: molti giovani irlandesi senza grosse opportunità trascorrono il tempo a bere con gli amici al pub, sperando di non dover prima o poi andare a cercare fortuna altrove.
“It’s a problem that they all have”, continua a gridare il cantante Dan Hoff per tutta la durata della canzone. Accanto a lui ci sono Emmet White al basso (poi sarà sostituito da Charlie McCarthy), Pierce Callaghan alla batteria, Ben O’Neill e Mark MacCormack alle chitarre. I cinque, illuminati dalle canzoni di Dogrel, iniziano a provare insieme all’alba del 2020, giusto un attimo prima che la pandemia li costringa tutti dentro le rispettive abitazioni. Costretti dal lockdown a lavorare in sala prove a porte chiuse, prima ancora di potersi esibire dal vivo, i Gurriers ne approfittano per affinare il proprio suoni, aggressivo e compatto, alimentato dai lunghi mesi di frustrazione da Covid. Il nome del gruppo deriva da un termine slang dublinese, “Gurrier”, traducibile in italiano come “ragazzo difficile”, un tipo indisciplinato, che non ama rispettare le regole, un ragazzo di strada, un teppistello, una persona poco raccomandabile.
Scegliendo questo nome, il quintetto dichiara da subito le proprie intenzioni: dare voce alle frustrazioni, all’energia grezza e alle contraddizioni della gioventù urbana irlandese, in una città stretta tra la gentrificazione imperante e una profonda crisi sociale ed abitativa. Un evidente disagio espresso sotto forma di canzoni ruvide e dirette, che possono inglobare tanto le istanze rave-punk incluse in “Des Goblin” quanto gli accenti post-hardcore rappresentati con forza dentro “No More Photos”, tanto la furia iconoclasta di “Approachable” quanto l’impianto shoegaze che caratterizza la title track. Tutto questo è contenuto dentro Come And See, album d’esordio pubblicato nel settembre del 2024, una serie di crude istantanee che fotografano, attacchi frontali e riflessioni nichiliste.
Nel frattempo i Gurriers si guadagnano la fama di band da vedere live, grazie a spettacoli ricchi di energia, che portano la formazione irlandese a scalare posizioni nei cartelloni dei principali festival musicali europei. Durante il tour di supporto a Come And See, per rimpolpare la scaletta iniziano a proporre alcune canzoni inedite, dalle quali si percepisce in maniera netta quanto la band non sia un fuoco di paglia, ma abbia già pronte tante nuove frecce al proprio arco. Quegli inediti si trasformeranno in singoli centellinati nel corso del 2026, e finiranno nel secondo album del gruppo, Nobody’s Coming To Save You, nel settembre del 2026.
Nobody’s Coming To Save You si apre con la sontuosa title track, scelta anche come primo singolo, quanto di più vicino ai primi Fontaines D.C. ci si possa aspettare, una prossimità che non significa necessariamente plagio, semmai svela il risultato di background, radici e ascolti simili, che si riflettono nei rispettivi songwriting. Un gran pezzo “Nobody’s Coming To Save You”, forse il migliore del disco, dopo il quale seguono altre nove tracce attraverso le quali i Gurriers intendano consolidare le proprie posizioni, ma al contempo tracciare nuovi percorsi stilistici da perseguire, proponendo da un lato una forma di rabbioso dance-punk in odore di Yard Act (“Party Lines”), da un lato una certa prossimità con il britpop versante Verve/Ashcroft (“Pins”), qualche ulteriore pillola dei fratelli maggiori Fontaines D.C. (“Nothing Happens Twice”) e continue iniezioni di possente e nervosa elettricità (“Shades”, “Today Is Not Enough” e ancor più la devastante “Waiting For Fisher” a due passi dallo sforamento in zona hardcore), condotte con mano ferma dai contributi in sede di produzione di Mark Bowen (chitarrista degli Idles) e Loren Humphrey (già in cabina di regia con i Geese)
Se Come And See si imponeva grazie a un’esplosione di rabbia generazionale e urgenza post-punk, Nobody’s Coming To Save You ne rappresenta l’evoluzione naturale, più oscura, cupa e consapevole. L’interpretazione vocale del cantante, Dan Hoff, si fa ancor più drammatica, muovendosi tra un declamato colmo di sdegno e grida viscerali di pura frustrazione per un mondo oramai alla deriva. E nessuno verrà a salvarci, come affermato in maniera eloquente nel titolo. Ansia, precarietà, isolamento, apatia collettiva, collasso sociale, cinismo politico, paralisi emotiva, temi immersi in un suono spesso avvolto da spirali industrial-noise, che guardano anche all’esperienza Model/Actriz (“Drones”). Nella parte finale del disco arrivano le due tracce più avvolgenti, pronte a incresparsi nella seconda metà. Si tratta delle power ballad “I Wish I Was” e “Crybaby”, che svelano potenziali interessanti scenari futuri. Poste così, come provvisorio epilogo, rappresentano il miglior ponte possibile verso un domani ancora tutto da decifrare. Considerato che molti oracoli stanno dichiarando da tempo la fine di questa ricca stagione del post-post-punk, i Gurriers degli anni Trenta potrebbero essere fra i primi a riservare eventuali sviluppi al momento imprevedibili. Pronti a farsi trovare in pole position, intenti a mantenere alto il vessillo del sempreverde rock della terra d’Irlanda.
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