Kiss Facility

Nel 2022, tra le pieghe di un messaggio privato, Mayah Alkhateri e Salvador Navarrete hanno dato vita a un sortilegio. Lei, cantautrice emiratino-egiziana dalla voce che sa di sabbia e miele, lui produttore irlandese-cileno noto come Sega Bodega, architetto di suoni capaci di far tremare le pareti della club culture.

Da un anno di conversazioni a distanza è nato Kiss Facility, un rito a due che ha preso forma a Parigi, dove la coppia vive e lavora. La condizione imposta da Navarrete è stata fin da subito chiara: Alkhateri avrebbe cantato solo in arabo, mai in inglese. Una scelta che ha trasformato la loro musica in un ponte sospeso tra mondi, dove lo shoegaze e l’indie rock si fondono con la poesia araba e con l’elettronica più moderna. Il loro debutto, In My Room (2023), è stato solo l’inizio: l’EP Esoteric ha cementato la loro reputazione, mentre il singolo Plasma è stato campionato da Fred again.., PlaqueBoyMax e Skepta.

Il 27 febbraio 2026 è arrivato KHAZNA, undici tracce interamente cantate in arabo, pubblicate da ambient tweets. Un album che esplora identità, trasformazione e rinnovamento, passando da tappeti shoegaze opachi a elettroniche sontuose e colorate, con la partecipazione di Aleyna Tilki in Ishara. Come hanno dichiarato, la loro pratica è “radicata nell’indagine spirituale, attingendo a temi di percezione psichica, protezione rituale, intimità e aldilà come forza del destino futuro”. E in questo sortilegio, Kiss Facility continuano a tessere la loro magia.

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