La Dj e producer canadese Kirsten Azan, meglio conosciuta con il nome d’arte Bambii, è divenuta negli anni Venti protagonista della scena elettronica di Toronto per aver ideato e lanciato la popolare serie di party denominata JERK, un fenomeno da esportazione, con edizioni realizzate anche a New York, Los Angeles e Montreal. La colonna sonora delle serate JERK è un mix di
club music (intercettata in ogni angolo del globo) e ritmi caraibici, ingredienti attraverso i quali Bambii ha plasmato quello stile multiforme che caratterizza le sue
dancehall songs, ponendosi come riferimento di un’intera community alla ricerca della piena libertà d’espressione.
Bambii durante il periodo di lockdown intraprese un fitto scambio di messaggi con
Kelela e, terminata la pandemia, da quell’amicizia scaturì una proficua collaborazione su alcune tracce confluite poi in “
Raven”, uno degli album di area r&b più apprezzati nel 2023. Nel frattempo, la producer ha proseguito la fitta attività di pubblicazione di singoli, raccolti (insieme a tre inediti) ad inizio agosto del 2023 in “
Infinity Club”, il suo primo mini album. Dal punto di vista stilistico si spazia dalla spedita jungle
jamaican style di “One Touch” all’elegante modern r&b di “Hooked” e “Sydanie’s Interlude” (nobilitate dai
featuring di Aluna e Sydanie), dalle influenze grime contenute in “Body” ai beat 2-step garage che danno vita a “Slip Side” (con il
flow di Ragz Originale e le linee vocali affidate a Lamsi), passando attraverso la personale interpretazione del reggaeton fissata in “Wickerd Gyal”, ospite Lady Lykez, per la verità l’episodio meno interessante.
Una produzione eclettica, moderna, fluida, canzoni concise che si susseguono come in un dj set; nella sontuosa
title track, posta a fine
tracklist, il testo è l’esortazione al dj di turno: “Give them something nice!”. E dentro “Infinity Club” la selezione è senz’altro accurata e accattivante, una fusione di breakbeat e nu-soul, che acquisisce personali coloriture figlie non soltanto delle origini giamaicane di Bambii, ma al contempo agevolate dall’ambiente multiculturale di Toronto.
(Claudio Lancia)