I cileni Daemonic, attivi dal 2011, hanno trionfato dove tanti altri falliscono: suonano un thrash-metal che suona al contempo come un tributo ai classici e una rilettura creativa, altamente tecnica e con elementi di novità (o stravaganza). Partendo da riferimenti come Megadeth, Sadus, Kreator e Sodom, e riecheggiando il thrash-metal tecnico anche nella sua rilettura più recente da parte dei Vektor, hanno iniziato la carriera pubblicando due album che spiccano tra tanti stanchi imitatori. Il primo, "Intemperance" (2017), pur corteggiando il prog-metal e sfociando a tratti in un'ossessività black-metal, stupisce soprattutto quando si fa densamente intricato ("When Witchcraft And Cult Rises") ma è il secondo "So It Goes" (2021), un labirinto di riff e assoli suonato spesso a velocità folli, con perizia strumentale invidiabile e inestinguibile veemenza, a dimostrarne l'ambizione. Qui i Daemonic si lanciano in brani divisi in movimenti ("RSV - Fools Coincidence - Testigo"), balletti horror ("The Trap"), dominati dal clarinetto (!) ("Extraviado") e concludono con un colosso prog-thrash di 19 minuti ("So It Goes"). Il terzo album, "Nube Negra", invece di proseguire nella direzione dei brani fiume, divide i suoi 41 minuti in otto brani, senza che nessuno superi gli otto minuti.
(Antonio Silvestri)