Acid Bath

21-07-2024
Gli Acid Bath rappresentano una delle realtà più affascinanti, atipiche e venerate del panorama sludge e doom metal degli anni '90. Originari delle paludi della Louisiana, hanno forgiato un sound unico: un mix letale di aggressività death-metal, derive hardcore e blues decadente. Dopo la tragica e prematura scomparsa del bassista Audie Pitre nel 1997 la band si è sciolta, consegnando i propri due album alla leggenda e raccogliendo, decennio dopo decennio, una schiera di fan sempre più trasversale. Ora, a quasi trent'anni di distanza, gli Acid Bath tornano clamorosamente sui palchi per un tour mondiale nel 2026, che toccherà anche l'Italia in un imperdibile appuntamento milanese. In questa intervista, Dax Riggs e Sammy Duet riflettono sul loro inaspettato successo globale, sull'eredità oscura della band e sul demone che li ha spinti a tornare.


Nella mia retrospettiva per OndaRock, ho descritto gli Acid Bath come una rara anomalia: una band che si collocava leggermente al di fuori del mainstream della sua epoca, che comunque ha mantenuto un seguito fedelissimo per tre decenni (me compreso). Oggi i vostri numeri in streaming sono notevoli e vi state preparando per un grande tour nel 2026. Come state metabolizzando tutto questo? Vi sembra che il mondo si sia finalmente sintonizzato sulla vostra frequenza, o vi sentite ancora quegli "emarginati" della Louisiana?

DAX: Già, eravamo tipo gli outsider degli outsider. Vivevamo chiusi nei nostri viaggi mentali. E ora è come se ci fosse esplosa la testa.

SAMMY: Voglio dire, di disadattati ce ne sono sempre in giro, capisci? C'è sempre quella persona in più là fuori a cui vorresti arrivare, ma se guardo alle proporzioni che ha preso questa cosa, mi sento a posto.

Per me, il vostro suono è sempre stato un mix instabile, capace di passare da lamenti acustici blues a ruggiti death-metal in pochi secondi. La vostra biografia degli anni '90 vi descriveva come "wild boys too full of blood for their own good" (in italiano, qualcosa come "ragazzacci fin troppo vivaci, tanto da essere pericolosi per se stessi). Com'è cambiato il vostro rapporto con quell'intensità emotiva e fisica ora che non siete più dei ragazzini? È più difficile incanalare quella rabbia specifica oggi?

DAX: Certo, oggi siamo pieni di acciacchi proprio in tutte le parti del corpo con cui suonavamo un tempo. Ma la rabbia è vera. Il cortocircuito mentale è sempre lì, dietro l'angolo.

SAMMY: No, non è per niente difficile, perché sono nato incazzato e morirò incazzato, ahahah! Da quel punto di vista siamo sempre stati dei veri e propri spostati, in ogni caso. Quindi non credo che quella sensazione se ne vada... anche se invecchi e cambi, quella roba ti resta attaccata addosso. Non ti abbandona mai del tutto.

Per quasi trent'anni, la fine degli Acid Bath è stata definita dalla tragedia della perdita di Audie Pitre. Cosa è scattato nel 2025 che vi ha fatto capire che era finalmente il momento giusto per riprendere in mano questa eredità? Sentite di portare con voi un pezzo del suo spirito sul palco ogni sera?

DAX: Nostro fratello Audie Pitre è con noi, sempre e per sempre. Ce lo portiamo dietro e lui veglia su di noi, è il "nostro piccolo angelo nero".

SAMMY: Assolutamente sì, sento che Audie è con noi a ogni concerto, senza alcun dubbio. Ma se mi chiedi cosa ha fatto scattare tutta questa reunion... sai, ho beccato un tizio in Mississippi. Ero a questo incrocio a T. Credo lo chiamino il crocevia ("the crossroads"). Ho firmato un contratto con questo signore vestito di nero, ha detto di chiamarsi Lou. E credo che di cognome facesse Cifer. Ho firmato col sangue, quindi sì: in sostanza siamo tornati perché ho fatto un patto con Satana e gli ho venduto l'anima.

I vostri testi sono surreali, macabri e spesso brutali. Guardando il pubblico oggi, vedete una generazione di fan che include persone che non erano nemmeno nate quando uscirono quei dischi. Che effetto fa vedere ventenni e trentenni urlarvi in faccia quei testi? Pensate che il vostro stile oscuro risuoni in modo diverso oggi rispetto agli anni '90?

DAX: Mi sento come se oggi vivessimo letteralmente nella realtà dei miei incubi.

SAMMY: Secondo me non è cambiato molto. Chi ci capiva all'epoca, aveva colto quell'estetica "oscura" e ne era attratto. Oggi, col mondo in cui ci ritroviamo, diciamo che non viviamo proprio nella società più allegra di sempre. Quindi immagino che la nostra roba oggi colpisca più persone. Come spiegarlo... un saggio una volta mi ha detto: "tempi bui generano grande musica".

Le paludi della Louisiana e quel senso di isolamento sembrano un "membro invisibile" della band, essenziale per il vostro suono. Ora che portate questa musica in giro per il mondo nel 2026, trovate che il "Cajun Hell" (l'Inferno Cajun, reso celebre anche dagli Exodus) sia un luogo geografico specifico che vi siete lasciati alle spalle, o è una mentalità che portate con voi ovunque andiate?

DAX: Quando abbiamo iniziato, giù nel bayou eravamo in pieno "Satanic Panic", ecco cos'è l'"Inferno Cajun". Ma è proprio nella bellezza oscura e maestosa di quelle paludi spietate che vive il nostro Dio.

SAMMY: Credo che quella roba ce l'abbiamo radicata nell'anima, e chiunque faccia musica e venga davvero dalla Louisiana ti dirà la stessa cosa. Non è roba che ti dimentichi col passare del tempo. Puoi andare ovunque, in qualsiasi parte del pianeta, ma un pezzo di quell'oscurità farà per sempre parte di te.

La vostra biografia afferma che la vostra influenza sulla scena metal moderna è innegabile, e possiamo sicuramente sentire tracce del vostro DNA in tantissime band sludge e doom di oggi. Seguite la musica heavy contemporanea? Vi capita mai di ascoltare una nuova band e pensare: "Ehi, suonano come quello che facevamo noi 30 anni fa"?

DAX: Assolutamente. Di continuo.

SAMMY: Ci sono band nuove che ascolto e che mi prendono bene. Ma se parliamo di sentire un gruppo e dire "ehi, suonano come gli Acid Bath"... be', la mia idea di cosa siano gli Acid Bath, a livello di musica e testi, è parecchio diversa da quella degli altri. A volte un amico viene a dirmi: "Senti questi, suonano come gli Acid Bath!", io li ascolto e penso: "Non c'entrano niente". Credo che abbiamo un concetto tutto nostro di quale sia il nostro suono, a meno che non si tratti di un plagio clamoroso. Gente che viene a dirmi di ascoltare la canzone X della band Y perché sono uguali a noi... le ascolto, e proprio non ce lo sento. Insomma, figata che siano influenzati da noi e che lo dicano, lo apprezzo molto. Ma personalmente io l'influenza non ce la vedo, a meno che non ci stiano palesemente scopiazzando.

Il 6 luglio suonerete un concerto enorme a Milano, all'Ippodromo Snai La Maura, con giganti come System of a Down e Queens of the Stone Age. È una line-up eclettica che rispecchia perfettamente il vostro stile, a cavallo tra mondi musicali diversi. Cosa possono aspettarsi i fan italiani da questo concerto? E soprattutto... questo tour è un modo per chiudere il cerchio o è l'inizio di un capitolo nuovo di zecca? Possiamo sperare in un nuovo album?

DAX: Vi daremo le nostre anime (visto che a noi non servono più a niente), ahah.

SAMMY: Sarà un concerto interessante, di sicuro. Sai, in Italia mi sono sempre trovato benissimo, ogni volta che ci ho suonato in passato con altre band. Sono sicuro che filerà liscio come l'olio. Ma per quanto riguarda nuova musica o l'apertura di un nuovo capitolo... chi lo sa? Staremo a vedere. A questa domanda proprio non so rispondere!

(12/05/2026)