Cyborgs

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Gli umanoidi del boogie-blues

intervista di Mauro Vecchio
Unicamente noti come 0 e 1, The Cyborgs sbarcano sul nostro pianeta nell’anno 2009, con il viso coperto da maschere da saldatore. Nel 2011 viene pubblicato per la INRI di Torino il loro omonimo disco d’esordio, che scuote il panorama blues italiano con un furente approccio alternative-boogie in chiave futuristica. Dopo due anni la two-men band apre il concerto di Bruce Springsteen all’Ippodromo delle Capannelle di Roma, dando alle stampe il nuovo album “Electric Chair”. Nel 2015 “Extreme Boogie” è un disco suonato a velocità supersonica, come un’accelerazione sulla musica del diavolo prima del cambiamento, tre anni dopo, con lo sbarco del nuovo umanoide Cyborg 0X, che prende il posto di 0. Passati alla Bloos Records con il disco “Generation X”, The Cyborgs tornano nel 2021 alla formazione originale in occasione del decennale dall’uscita dell’album d’esordio, annunciando un nuovo giro di concerti dopo lo stop forzato dalla pandemia globale.
Le risposte alla seguente intervista sono state inviate via web e tradotte dal codice binario in lingua comprensibile. Parla cyborg-1 (basso e batteria dei The Cyborgs)

Su YouTube c’è chi che vi scrive in un commento: “E’ bello sapere che esistano certe cose in Italia! Grandi Cyborgs!”. Che problemi ha il nostro paese con il blues?
Fondamentalmente in Italia il blues potrebbe essere l’ultimo dei problemi. Ci sono a tutti i livelli molti musicisti e appassionati che portano avanti il verbo. Fino a non molto tempo fa moltissime città e piccoli paesini in ogni regione avevano un blues festival dove artisti italiani e stranieri potevano esibirsi. Ad oggi, purtroppo, si nota un decremento sempre piu forte di queste attività legate al blues, e il problema come spesso accade è di carattere burocratico e organizzativo, legato indubbiamente alla diminuzione e ai sempre meno efficaci investimenti nel settore della cultura. Ecco, forse il vero problema è di carattere politico.

Mi raccontate come si vive sul vostro pianeta? Quali sono i musicisti che ascoltate più spesso, quelli che vi hanno convinti a sbarcare sui palchi della Terra?
Difficile racchiudere in pochi nomi tutto quello che ci ha influenzato. Sicuramente la nostra attenzione è sempre stata rivolta al blues piu alternativo, ma non di meno anche al blues delle radici. Per questo possiamo citare nomi come Charlie Patton, Son House, Muddy Waters, John Lee Hooker, per arrivare poi ad artisti come Tom Waits, R.L. Burnside, Junior Kimbrough, Bob Log III e ad altri molto meno conosciuti.

Uno dei miei piccoli momenti preferiti incisi su disco è quando 0 risponde a quello che credo sia un citofono e viene invitato a salire al 20° piano. Corre l’anno 2011 e per l’etichetta indipendente INRI di Torino viene pubblicato il vostro omonimo album d’esordio, che prende l’ascensore sulla scala di un blues futuristico. Come è nato il disco, soprattutto perché avete deciso di intraprendere questo sentiero sulla musica del diavolo?
Quello che stai raccontando succede nel nostro primo disco omonimo “The Cyborgs” del 2011. È stato per l’appunto il nostro primo lavoro, ed è nato in maniera molto spontanea e veloce in quel periodo. Sia io che Cyborg-0 avevamo una innata passione per il blues e per tutte le sfumature che questo linguaggio può dare. A quel tempo, dopo anni di serate ed esperienze, abbiamo deciso di unirci e dare una rispolverata a questo linguaggio, che troppo spesso purtroppo non viene innovato e rischia di stagnare. Fu cosi che nacque questo disco, e fu cosi che iniziammo a girare l’Europa.

Facciamo un salto in avanti. È il 2013, precisamente l’11 luglio. The Cyborgs aprono il concerto di Bruce Springsteen all’Ippodromo Capannelle di Roma. C’è perfino chi dice che dovrebbe essere il contrario. Come è andata con il Boss?
Fu indubbiamente un’esperienza indimenticabile. Decine di migliaia di persone, una marea. Rimanemmo stupiti del fatto che il Boss avesse accettato il nostro show prima del suo concerto. È stata la prima volta che qualcuno ha aperto un concerto di Bruce Spreengsteen in Italia, quindi per questo ancora piu emozionante e incredibile. Suonammo 30 minuti e poi salì lui con tutta la sua band. Suonò 4 ore e mezzo, se non ricordo male. Purtroppo avevamo di lì a poco un aereo che ci avrebbe portato in Inghilterra e non potemmo restare fino alla fine del concerto.

The CyborgsDeep Purple, Iggy & The Stooges, Jeff Beck, John Mayall. Alcuni tra i più grandi del pianeta Terra hanno scelto The Cyborgs per aprire i propri concerti. A parte l’ovvia domanda su quanto vi sia piaciuto tutto questo, mi piacerebbe sapere se potete raccontarmi almeno un episodio che affiora dalla memoria storica dei vostri innumerevoli live.
Ci sarebbe tanto, tantissimo da raccontare. Ognuno di questi artisti a cui abbiamo aperto ci ha lasciato tanto. Potrei citarti un aneddoto su un artista che non hai citato, Johnny Winter, ormai scomparso da qualche anno. Siamo stati con lui per un intero tour italiano, ora non ricordo quante date di preciso. Un bel giorno dopo il soundcheck ci invita sul suo super camper. Voleva conoscerci e capire cosa si provasse a suonare il blues con una maschera da saldatore. Fu allora che con grande emozione presi la mia maschera e gliela feci indossare. La tenne su per un po', poi di colpo alzò il dito medio della mano come a mandarci affanculo. A parte questo piccolo aneddoto, Johnny ci ha lasciato veramente tanto. Una grande emozione condividere il palco con una leggenda assoluta del blues di tutti i tempi.

Tornando al 2013, è anche l’anno del vostro secondo lavoro per la INRI, "Electric Chair". Contiene alcuni dei vostri boogie più inferociti e una bellissima “Following Blues” che sembra uscita dalla polvere della Louisiana. Poi, sul finale, l’inattesa cover dal sapore metallico di “My Sharona”. Qual è stato lo step sonico da The Cyborgs a "Electric Chair"?
Ad essere onesti, dopo aver pubblicato il nostro primo disco, abbiamo iniziato un lungo periodo di concerti che ci hanno assorbito quasi totalmente, senza avere tempo di fare altro. Gli unici momenti dove ci trovavamo a sperimentare e a suonare cose nuove erano gli stessi soundcheck prima dei concerti. È da li che nasce “Electric Chair”. Non è nient’altro che la risultante di decine e decine di soundcheck tra il 2011 e il 2013. Strano ma vero.

"BIOS", o meglio "8105", è invece un lavoro composto da cover di grandi del genere, una sorta di viaggio nel tempo per ritrovare le radici della musica del diavolo. Come è nata la collaborazione con la matita di Andrea “Tsuna” Tommassini, e cosa avete visto nella luce del blues?
BIOS è stato un progetto voluto e pianificato, registrato completamente su nastro. Un omaggio al blues delle radici, ai nostri idoli, ai maestri del blues. Abbiamo pensato di raccogliere il blues tradizionale e rivisitarlo alla nostra maniera… attraverso questo abbiamo voluto raccontare la nostra storia, con un fumetto legato al disco. Andrea Tomassini è stato impeccabile nel trasformare il racconto in immagini. Un grande talento che ha arricchito non poco il nostro lavoro.

Arriva l’anno 2015 e pubblicate, ancora su etichetta INRI, “Extreme Boogie”, che è forse il mio album preferito perché incide sulla pietra quello che alcuni hanno definito “alternative boogie-blues”. Un lavoro, come si dice, duro e puro: suonato senza sosta con la bellissima “I’m Just A Cyborg And I Don’t Believe in God” e quella che mi piacerebbe descrivere come la vostra “Surfin’ Bird”, “Ain’t Easy”. Come si incastra questo album folle nella vostra discografia?
Questo album probabilmente è stato tra tutti quello piu meditato e ragionato. Non ha la freschezza e la spontaneità degli album precedenti, ma di contro rappresenta per noi un punto di arrivo, di maturazione. È la sintesi e la conseguenza degli album precedenti, e ad ogni modo rappresenta per noi un momento di rottura e di cambiamento.

Se io fossi una creatura aliena arrivata oggi sulla Terra, volendomi approcciare per la prima volta al blues, quali artisti fondamentali dovrei ascoltare?
Muddy Waters, John Lee Hooker, R.L. Burnside, Howlin’ Wolf, Junior Kimbrough…

Dopo tre anni, è il 2018, un grande cambiamento, anzi due: The Cyborgs pubblicano il nuovo album “Generation X” per l’etichetta romana Bloos Records. Ma soprattutto si apprende che “Cyborg-0 (voce e chitarra) è tornato nel futuro e al suo posto è già stato mandato un nuovo umanoide munito di chitarra e programmato a suonare il blues. Il suo nome è Cyborg-0X”. Il disco è forse meno violento di “Extreme Boogie”, e probabilmente più fedele alle radici soniche del diavolo. Siete d’accordo o sono solo fantasie delle mie orecchie?
Certamente. “Generation X” è un album di passaggio, dove il nuovo chitarrista e cantante apporta un significativo cambiamento nel sound. È anche un momento in cui si strizza l’occhio al blues piu tradizionale.

Arriviamo alla fine: nel 2019 esce “Bootleg – Live in Studio” (Bloos Records) e poi scoppia la pandemia. Leggo sulla vostra pagina Facebook che Cyborg 1 e Cyborg 0 torneranno sul palco per festeggiare i 10 anni dal primo disco. In un altro post, Cyborg 1 scrive: “Durante questi anni tutto è cambiato. La musica, il mondo, gli umani. Il futuro plumbeo che portavamo nelle canzoni e sul palco sembra essersi palesato. Forse avevamo ragione. Proprio noi, che la maschera la indossavamo già, senza nessun presagio di pandemia”. Cosa ci dobbiamo aspettare, dopo più di un anno praticamente senza musica live nella nostra vita?
Chiaramente nessuno poteva aspettarsi che il mondo si sarebbe fermato per un anno e più. Tutti ci siamo trovati impreparati. Però col senno di poi posso dire che è stato un anno e mezzo a suo modo fantastico. La musica si è fermata, le mani dei musicisti e degli artisti si sono fermate, ma di contro la mente ha preso il volo, e tante cose sono successe in realtà. Cose che vedranno la luce magari nei prossimi mesi o anni. In fondo se i Cyborgs si sono riuniti forse è proprio grazie a questo periodo buio.

Grazie umanoidi, giusto un’ultima domanda: com’erano poi i vostri veri nomi terrestri?


Ok, ci ho provato. In blues we trust!
Discografia
 The Cyborgs (INRI/Audioglobe, 2011)
Electric Chair (INRI/Audioglobe, 2013)
 BIOS (Not On Label, 2013)
Extreme Boogie (INRI, 2015)
 Generation X (Bloos, 2018)
 Bootleg - Live in Studio (Bloos, 2019)
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Recensioni

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Electric Chair

(2013 - INRI)
Sophomore per il power-duo romano, alla ricerca di una maschera definitiva da indossare

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