Ci sono rivoluzioni musicali che emergono da una densa, inebriante coltre di fumo, imponendo nuove coordinate estetiche attraverso un suono al contempo claustrofobico, allucinato e innovativo.
Quando i Cypress Hill fecero la loro comparsa all’alba degli anni Novanta, l’hip-hop californiano era profondamente codificato dalle narrazioni stradaiole del gangsta rap di nomi come Ice-T, NWA, Tupac ma il collettivo formatosi a South Gate scardinò alcuni dogmi introducendo una grammatica urbana inedita: un ibrido oscuro in cui le radici ispaniche, l’esasperante e ipnotico timbro nasale di B-Real, l’impeto hardcore di Sen Dog e i beat polverosi e strafumati plasmati da DJ Muggs convergevano in una formula allucinata e ipnotica abbastanza duttile da contaminarsi con ricordi di rock psichedelico ma anche con il contemporaneo trip-hop.
Questa anomalia musicale non si limitò a sdoganare l’uso militante dello spanglish nel rap statunitense e a trasportare la retorica antiproibizionista nella cultura hip-hop, ma costruì anche un ponte tra la cultura street e altri mondi sonori, contribuendo in modo significativo al crossover tra i due millenni.

I Cypress Hill sono un gruppo hip-hop statunitense formatosi a South Gate, in California, nel 1988. La formazione originale, inizialmente denominata DVX ovvero Devastating Vocal Excellence, era composta dai fratelli di origine cubana Senen Reyes detto Sen Dog e Ulpiano Sergio Reyes alias Mellow Man Ace, insieme al newyorkese Lawrence “DJ Muggs” Muggerud e il losangelino Louis “B-Real” Freese, con origini messicane e afrocubane. Dopo l’abbandono di Mellow Man Ace per intraprendere una carriera solista, il gruppo adottò il nome Cypress Hill, ispirato all’omonima via della loro città natale, e B-Real sviluppò il suo caratteristico stile vocale nasale ed acuto per distinguersi all’interno della scena musicale, nonostante le perplessità di DJ Muggs e Sen Dog.
In realtà, diventa da subito un segno distintivo importantissimo. Mentre Sen Dog ha un timbro più aggressivo e tradizionale, spesso urlato, B-Real unisce il cartoonesco di Slick Rick con i fumi della marijuana, altro elemento centrale di tutta la loro estetica. Questo contrasto tra un rap più tipicamente street e una dimensione allucinata è reso possibile dai beat di Dj Muggs, intessuti attraverso campionamenti più tradizionalmente legati al mondo hip-hop, e quindi soul-jazz-funk, con frammenti di musicisti come Jimi Hendrix, Iron Butterfly o Black Sabbath.
Nel 1989 registrano un demo che li porta a firmare un contratto discografico con la Ruffhouse Records. Nell’agosto del 1991 pubblicano l’album di debutto, Cypress Hill, dal quale estraggono i primi singoli di successo. È uno spartiacque della storia dell’hip-hop, l’apertura di un nuovo fronte per il southern-hip-hop e per la West Coast. Il latin-rap era già stato inaugurato dai The Mean Machine con il singolo del 1981 “Disco Dream” ma i Cypress lo rendono un fenomeno centrale della scena californiana, cioè uno dei due poli mondiali dell’hip-hop dell’epoca, insieme a New York.
Una chitarra elettrica guida l’iniziale “Pigs”, un attacco frontale alla polizia che riecheggia la “Fuck The Police” degli NWA e introduce efficacemente il linguaggio del gruppo: un beat ipnotico, un andamento molleggiato, il timbro nasale di B-Real protagonista dietro al microfono. I Public Enemy sembrano invece l’ispirazione dietro ad altri brani, come “How I Could Just Kill A Man” e “The Phuncky Feel One”, più legato ai modelli ottantiani, aggressivi e veloci, costruiti intorno a un ritornello da urlare in coro: due loro classici, pur se poco rappresentativo dello stile sviluppato dal secondo album.
Un loop con chitarra funk ruota ipnotico in “Hole In The Head”, una versione psichedelica e chicana di Slick Rick, mentre “Psycobetabuckdown” spinge verso un’intensità che ricorda da vicino il funk-rock dei concittadini Red Hot Chili Peppers.
La centralità della cultura del consumo di marijuana, che diventerà fondamentale per la loro identità, si affaccia nella fumatissima “Stoned Is The Way Of The Walk”.
“Latin Lingo” suona come un manifesto di un latin-rap in spanglish, rallentato e avvolto dai fumi della cannabis.
Il disco venderà due milioni di copie nei soli Stati Uniti, raggiungendo la posizione numero 31 della Billboard 200 e ottenendo il doppio disco di platino dalla RIAA. “How I Could Just Kill A Man”, il singolo di maggior successo, arriverà al #77 della Billboard Hot 100. Sarà inserito dalla bibbia dell’hip-hop statunitense “The Source” come uno dei 100 album rap migliori di sempre. Eppure Cypress Hill conserva elementi acerbi.
Nel 1992 i loro brani vennero inseriti nelle colonne sonore di diversi film: “Shoot ‘Em Up” in “Juice”, “Latin Lingo” in “Arma letale 3” e “A to the K” (poi inserita nel secondo album) in “Chi non salta bianco è”. Nello stesso anno si esibiscono al festival Lollapalooza e fanno un tour con i Beastie Boys.

Il secondo album, Black Sunday, arriva nel 1993, debuttando al primo posto della Billboard 200. Vende 261 mila copie nella prima settimana, un record all’epoca per un album hip-hop. Nel tempo arriverà al quadruplo disco di platino in patria, ottenendo ottimi risultati anche in Canada e Regno Unito. Se Cypress Hill fu un successo nazionale, Black Sunday inserisce la band nel giro dei pesi massimi del rap a livello internazionale.
Il successo commerciale fu trainato dal singolo “Insane In The Brain”, che raggiunse la diciannovesima posizione della Billboard Hot 100, la sedicesima nella Dance Club Songs, la prima nella Hot Rap Tracks e valse al gruppo la prima nomination ai Grammy: è un motivetto irresistibile, perfetto per i locotes del latin-rap.
Il maggior merito della superiorità di Black Sunday rispetto all’esordio è probabilmente da attribuire a Dj Muggs, emancipato in modo assai più marcato dalle produzioni ottantiane per percorrere una strada tutta personale di beat onirici, ipnotici e allucinatissimi, virati spesso verso atmosfere lugubri e gotiche. In questo contesto sonoro pieno di fumo di marijuana la voce di B-Real diventa una guida psichedelica, irreale, stralunata. Il vertice di questo nuovo stile è in apertura dell’album: “I Wanna Get High” è un sogno stonato, barcollante, che prende forma da una nube in cui ritorna alla fine dei suoi tre minuti scarsi.
L’aggressiva “I Ain’t Goin’ Out Like That” porta la Bomb Squad dalle parti del big beat campionando persino i Black Sabbath, territorio lambito anche da “Lick a Shot” e dalla conclusiva, esplosiva, “Break ‘Em Off Some”. Il gangsta-rap si unisce al toasting giamaicano in “Cock The Hammer” e diventa una fiaba inquietante e bilingue in “3 Lil’ Putos”.
L’uso delle droghe è velocemente diventato un’ossessione della loro produzione, con riferimenti frequenti nei testi e brani perfetti per la sottocultura dei fumatori come “Hits From The Bong”. L’altra fissazione sono le armi da fuoco, come testimoniano “A to the K” e “Hand On The Glock”.
Mentre grazie al suo lato più aggressivo e cupo il gruppo attecchisce anche presso un pubblico metal alla ricerca di contaminazioni e ispirazioni, con tanto di campionamento di “Lick A Shot” nel singolo d’esordio dei Korn “Blind”, l’adesione alla sottocultura cannabica colloca i Cypress Hill anche in un’altra importante sottocultura giovanile. Il mezzo è un hip-hop meticcio, sia perché spesso bilingue sia perché aperto a influenze di musica rock lontane dalle tipiche ispirazioni del genere. Black Sunday trasforma così i Cypress Hill in un punto d’accesso all’hip-hop per un pubblico tutto nuovo (e spesso e volentieri bianco).
Un’intensa attività live si unisce a nuove collaborazioni cinematografiche, questa volta per il film del 1993 “Cuba libre – La notte del giudizio”, esperienza che li avvicina ulteriormente al pubblico rock attraverso collaborazioni con Pearl Jam e Sonic Youth.
Il 2 ottobre 1993, durante un’apparizione al programma Saturday Night Live, DJ Muggs fuma uno spinello di marijuana in diretta nonostante i divieti imposti dai dirigenti televisivi, causando l’esclusione permanente del gruppo dalle future trasmissioni della NBC: è un altro modo per entrare nella leggenda della musica, uno di quegli aneddoti che cementa la loro figura nella sottocultura della cannabis.
Durante la loro esibizione a “Woodstock 94”, il percussionista Eric Bobo diventa ufficialmente membro del gruppo. Nel 1995 pubblicano il terzo album in studio, III: Temples of Boom, che raggiunge il terzo posto della Billboard 200, ottenendo il disco di platino. È un album che abbraccia la componente più oscura e spettrale del loro sound, spingendo su beat lenti e atmosfere paranoiche. Ancora una volta, è Dj Muggs a fare la differenza, in coppia con B-Real.
La prima parte dell’album è un unico, continuo assalto di latin-rap con accenni horror negli arrangiamenti, tensioni angoscianti e fumi stupefacenti. L’irreale melodia che guida “Spark Another Owl” è lo scheletro di una nuova “I Wanna Get High” mentre “Throw Your Set In The Air” martella con un loop spettrale e “Stoned Raiders” è ad un passo dal fantasmatico.
Le scelte sonoro sono ormai molto sofisticate, come si può ascoltare in “Illusions”, una cartolina psichedelica con sitar.
L’aspetto cartoonesco è completamente scomparso e ora in canzoni come “No Rest for the Wicked”, “Killafornia”, “Let It Rain” e “Killa Hill Niggas” (con RZA e U-God del Wu Tang Clan) si respira aria di morte.
La tensione si allenta soprattutto in “Boom Biddy Bye Bye”, più sognante e infantile nonostante il messaggio funebre.
Evidentemente il successo e l’abuso di sostanze non hanno condotto esattamente alla serenità: Temples Of Boom è sostanzialmente un incubo sonoro, claustrofobico e paranoico, ossessivo nei suoi loop inquietanti.
Questo è tutt’altro che un motivo di allontanamento, però, per la sottocultura rock e metal giovanile del periodo, perfettamente allineata con una visione cupa dell’esistenza. L’immaginario lugubre è allineato con l’estetica del nu metal e in generale del mondo crossover di metà anni Novanta, che adotta volentieri la band e ne amplia ulteriormente i riconoscimenti.
Non è un caso che nel giro di pochi anni i Cypress Hill diventeranno in parte un gruppo rock, salvo poi ritornare sui propri passi e ricercare le origini del proprio sound. Sia come sia, con Temples Of Boom si chiude il periodo più creativo della loro carriera, quello che funge da punto di riferimento del resto della carriera, per affinità o divergenza.
La questione su quale sia l’album da preferire nel trittico iniziale è chiaramente molto dibattuta e chi vi scrive non può avere la pretesa di dirimere definitivamente una questione che appassiona gli ascoltatori da decenni. Se Cypress Hill è un manifesto di contaminazione che collega anni Ottanta e Novanta in modo innovativo, Black Sunday spinge la sperimentazione sui beat di Dj Muggs verso uno stile più personale e maturo inserendo al meglio la band in nuove sottoculture giovanili. Temples Of Boom esaspera alcuni aspetti dell’album precedente, spingendosi ancora oltre nella miscela di fumo, piombo e paranoia.

Il prezzo da pagare per un periodo duraturo di attività musicale intensa è salato: Sen Dog lascia temporaneamente il gruppo per formare la rock band SX-10. I Cypress Hill proseguono comunque l’attività dal vivo tra il 1995 e il 1996, affiancati da vari cantanti ospiti per coprire le sue strofe. Nel 1997 i membri si dedicano a progetti paralleli. Sen Dog rientra nella formazione all’inizio del 1998, partecipando alla realizzazione di IV, pubblicato a ottobre, che ottiene il disco d’oro negli Stati Uniti.
Per la prima volta nella discografia è un album che rinuncia sostanzialmente a rinnovare il loro sound, optando per una versione un po’ più luminosa di Temples Of Boom.
Nuovi momenti di latin-hip-hop acido e spettrale (“Looking Through the Eye of a Pig”, “Prelude To A Come Up”, “Audio X”, “Dead Men Tell No Tales”), zampate che ammiccano al big beat (“Checkmate”), persino più canonici momenti gangsta-rap (“From The Window Of My Room”).
“Tequila Sunrise” (feat. Barron Ricks) è il momento più importante per il versante bilingue, un rap chicano che rinforza il loro ruolo di ponte tra due pubblici differenti mentre “Dr. Greenthumb” è un nuovo festoso inno per i fumatori di marijuana.
“Lightning Strikes” integra una chitarra elettrica di estrazione metal che conferma un rinnovato interesse per una formula meticcia tra hip-hop e rock, un po’ ingenua: riff minacciosi su cui snocciolare rap non particolarmente ispirati, allineandosi al nu metal senza particolare ispirazione. Purtroppo diventerà una delle direzioni principali in cui i Cypress Hill muoveranno negli anni successivi.
IV suona come un album di passaggio di una formazione che non sa più in quale direzione procedere. A conferma di questo, arriva la raccolta Los Grandes Éxitos En Español (1999), compilation di successi ripensati in spagnolo. Nel 2000 pubblicano Skull & Bones, un album diviso in due: un disco rap e l’altro rock. Il singolo trainante è proposto persino in due versioni: “(Rock) Superstar”, con la partecipazione anche di Eminem, e “(Rap) Superstar”, con l’aiuto di Chino Moreno dei Deftones.
Il lato hip-hop è spesso lontano dalla miscela ipnotica e suggestiva di un tempo, più vicina a uno stile aggressivo e fondamentalmente banale nell’epoca di Eminem e Dr. Dre. “Stank Ass Hoe” e “Certified Bomb” sono episodi divertenti ma anche facilmente dimenticabili, dove soprattutto Dj Muggs sembra aver perso il tocco personale di un tempo.
Il lato rock si apre con i fendenti distorti di “Valley Of Chrome”, un rap-metal che alterna piano e forte banalizzando la lezione dei Rage Against The Machine e ricordando il nu metal più prevedibile del periodo. Si può lodare la volontà di unire mondi musicali diversi ma per il resto le varie “Get Out Of My Head”, “Can’t Get The Best of Me”, “A Man” e “Dust” suonano ingenue e mal amalgamate.
Seguono l’album dal vivo Live At The Fillmore (2000) registrato a San Francisco nel 2000 e il disco in studio Stoned Raiders nel 2001, che si fermò alla posizione numero 64 della Billboard 200: la crisi creativa è ormai una conclamata crisi commerciale.
Il loro rap-metal è in realtà più affilato, come dimostra il singolo “Trouble”, e il lato hip-hop continua ad essere divertente, come confermano “Kronologik” con Kurupt e soprattutto il latin-rap da party con synth acuti da Dr. Dre in “Lowrider”. Tentano anche una curiosa miscela soul-rap in “Bitter”, un anticipo di future soluzioni noir. Quel che è andata perduta è la personalità: “Amplified” e “Catastrophe” potrebbero essere canzoni non particolarmente riuscite dei Papa Roach; “It Ain’t Easy” un singolaccio di Kid Rock; “Memories” uno scarto di Snoop Dogg. Bisogna accontentarsi della filastrocca spettrale e cartoonesca di “L.I.F.E.” con Kokane per rivivere un po’ della magia di un tempo.
Nel 2004 pubblicano Till Death Do Us Part, influenzato da sonorità reggae e trascinato dal singolo “What’s Your Number?”, che vede la partecipazione di Tim Armstrong dei Rancid. In generale continuano a praticare un rap-metal che sta velocemente diventando obsoleto, per esempio in “Another Body Drops”, mentre cercano di rievocare lo stile oscuro di un tempo in “Till Death Comes” o “Never Know” e aggiungere brani latin-rap al canzoniere con “Latin Thugs” insieme a Tego Calderón. Quantomeno ci si diverte in “Ganja Bus” con il figlio d’arte Damian Marley, una vivace canzone da ballare e si tenta un jazz-rap lugubre e fumoso in “One Last Cigarette”, dominata dal vibrafono.
Successivamente, DJ Muggs si prende una pausa dal gruppo e l’attività discografica prosegue con la raccolta Greatest Hits From The Bong nel 2005. Nel poco da segnalare, un remix reggaeton di “Latin Thugs”. Sony spreme i Cypress Hill finché può negli anni successivi: Super Hits (2008) è un’altra raccolta, peraltro con testi epurati dai contenuti espliciti; Collections, dello stesso anno, un’aggiunta superflua al catalogo; Strictly Hip Hop: The Best Of Cypress Hill, del 2010, una più corposa compilation doppia. Sono pubblicazioni che simbolicamente chiudono un periodo difficile della carriera e anticipano il ritorno sulle scene con un nuovo album di studio. Una successiva raccolta arriverà solo nel 2014, The Essential.

L’ottavo album, Rise Up, esce nell’aprile 2010 per la Priority Records sotto la direzione creativa di Snoop Dogg; il disco, che raggiunse la diciannovesima posizione della Billboard 200, presenta numerosi ospiti tra cui Tom Morello e Marc Anthony, mentre la produzione di DJ Muggs si limita a due sole tracce. Non è chiaro cosa sia rimasto dei Cypress Hill, oltre al nome in copertina: sembra un album di imitatori, che di fatto rischia di concludere la carriera.
Per un seguito bisogna aspettare addirittura il 2018, anno in cui venne rilasciato il sorprendente Elephants On Acid, che segna il rientro di DJ Muggs nel ruolo di compositore e produttore principale: se sfugge ancora il successo commerciale, a livello creativo è un mezzo miracolo che dona nuova vita a una formula obsoleta. Costruito usando suoni mediorientali e psichedelici, frutto anche di viaggi in Egitto e Giordania del produttore, è un album avvolto in dense nebbie e suggestivi profumi.
La psichedelia orientaleggiante di “Band Of Gypsies”, il gangsta-rap allucinato e distorto di “Put Em In The Ground” e la liquida “Jesus Was A Stoner” introducono un linguaggio nuovo, in cui la produzione trasforma fino a rendere irriconoscibile l’hip-hop di partenza.
Nuovi inni da fattoni come “Oh Na Na” e “Reefer Man” e manifesti latin-rap come “Locos” si affiancano al basso distorto e ossessivo di “Falling Down” o al momento circense di “Crazy”. Dopo anni di canzoni prevedibili, i Cypress Hill, e soprattutto Muggs, hanno ritrovato la vena creativa e sembrano ringiovaniti di vent’anni abbondanti.
Nell’aprile del 2019 i Cypress Hill ottengono una stella sulla Hollywood Walk of Fame, risultando il primo gruppo hip-hop a ricevere tale riconoscimento. Nel marzo 2022 pubblicano il decimo album Back In Black, prodotto interamente da Black Milk senza alcun contributo di DJ Muggs. È il primo disco della loro carriera a non classificarsi nella Billboard 200. Presentato come il probabile ultimo capitolo della discografia, è un ritorno a un sound generico che dialoga a fatica e per autoimitazione con i loro classici. Un capitolo assai poco glorioso per una band che ha segnato la storia dell’hip-hop.
Nel luglio del 2024 il gruppo si è esibito alla Royal Albert Hall di Londra affiancato dalla London Symphony Orchestra, rendendo reale uno sketch de I Simpson nel 1996.
All’inizio del 2026 è stata ufficializzata la pubblicazione dell’undicesimo album in studio, intitolato Dios Bendiga. Il disco, interamente cantato in lingua spagnola e prodotto da DJ Flict, è stato programmato per il 24 luglio 2026. Il gruppo ha pianificato un’ulteriore e definitiva riunione in studio con DJ Muggs per la registrazione di quello che è stato annunciato (di nuovo) come l’ultimo album della loro lunga carriera.
| Cypress Hill (Ruffhouse, Columbia, 1991) | ||
| Black Sunday (Ruffhouse, Columbia, 1993) | ||
| Cypress Hill III: Temples Of Boom (Ruffhouse, Columbia, 1995) | ||
| Cypress Hill IV (Ruffhouse, Columbia, 1998) | ||
| Los grandes éxitos en español (Ruffhouse, Columbia, 1999) | ||
| Skull & Bones (Columbia, 2000) | ||
| Live At The Fillmore (Columbia, 2000) | ||
| Stoned Raiders (Columbia, 2001) | ||
| Till Death Do Us Part (Columbia, 2004) | ||
| Greatest Hits From The Bong (Columbia, 2005) | ||
| Super Hits (Sony, 2008) | ||
| Collections (Sony, 2008) | ||
| Rise Up (Priority, EMI, 2010) | ||
| Strictly Hip Hop: The Best Of Cypress Hill (Sony, 2010) | ||
| The Essential Cypress Hill (Sony, Legacy, 2014) | ||
| Elephants On Acid (BMG, 2018) | ||
| Back In Black (MNRK, 2022) |