Addio a Steve Cropper, chitarrista dei Blues Brothers e del "Memphis sound"

04-12-2025

Se ne va a Nashville, all'età di 84 anni, Steve Cropper, una delle figure più influenti e sottovalutate della musica soul. Chitarrista, compositore e producer, "The Colonel" ha plasmato il cosiddetto "Memphis sound" con la sua Fender Telecaster, lasciando un'impronta indelebile su alcuni dei capolavori più iconici del soul americano. La famiglia ha confermato la notizia, ripresa dai media statunitensi.

Cropper non era un virtuoso nel senso tradizionale del termine. Era qualcosa di più raro: un minimalista visionario, capace di distillare intere emozioni in pochi, chirurgici colpi di plettro. "Soul Man", "Green Onions", "(Sittin' on) the Dock of the Bay" portano tutti la sua firma discreta ma inconfondibile. Cofondatore dei leggendari Booker T. & the M.G.'s, house band della Stax Records, Cropper è stato l'ingranaggio silenzioso dietro decine di hit soul e R&B degli anni '60 e '70.

Nato il 21 ottobre 1941 nei pressi di Dora, Missouri, Cropper si trasferì bambino a Memphis, dove assorbì gospel, rhythm'n'blues e i primi vagiti del rock'n'roll. A dieci anni prese in mano una chitarra. Le sue stelle polari furono Lowman Pauling, Chuck Berry, Chet Atkins e Jimmy Reed, nomi che avrebbero forgiato il suo stile sobrio, funky e cristallino. Sul finire degli anni '70, John Belushi e Dan Aykroyd lo arruolarono nella Blues Brothers Band, regalandogli una seconda giovinezza mainstream. Il film di John Landis del 1980 immortalò quel celebre "Play it, Steve!" che ancora oggi risuona nell'immaginario pop.

Cropper conquistò due Grammy: uno per "(Sittin' On) The Dock of the Bay", scritto con Otis Redding, l'altro per "Cruisin" con gli M.G.'s. Ma i premi raccontano solo una frazione della storia. La sua vera eredità sta in quelle note trattenute, in quegli spazi vuoti che dicevano più di mille assoli. 

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