David Bowie: l’immagine di “Aladdin Sane” diventa la più costosa copertina di un album mai venduta

07-11-2025
Un altro record, da aggiungere alla gloriosa storia del Duca Bianco. L'immagine originale dell'album "Aladdin Sane", ad opera di Brian Duffy, è diventata la più costosa copertina di un album mai venduta fino ad oggi.
La stampa originale del celebre artwork di David Bowie, conosciuta come la "Mona Lisa del pop" e considerata una delle immagini rock più iconiche di sempre, è stata infatti venduta da Bonhams a Londra per 380.000 sterline (circa 440.000 euro), , superando il record stabilito dalla cover dell'Lp di debutto dei Led Zeppelin, venduta per 325.000 dollari nel 2020.
L’asta londinese ha messo all’incanto 35 lotti provenienti dal Duffy Archive, l’archivio oggi custodito dalla famiglia dopo la morte del fotografo nel 2010. Tra i pezzi figuravano i provini originali dello shooting, aggiudicati per 19.200 sterline (circa 22.400 euro), e perfino lo sgabello usato da Bowie durante la sessione fotografica, venduto per 2.816 sterline (circa 3.300 euro), ulteriore conferma della dimensione quasi sacrale assunta dalla leggenda attorno a quell’immagine.
"La copertina rappresenta un album cruciale nella carriera di Bowie e un passaggio decisivo nella storia della cultura pop", ha dichiarato Claire Tole-Moir, responsabile del dipartimento di cultura pop di Bonhams. "Che abbia raggiunto un valore da primato è il riflesso della sua reale portata storica".

Nel ritratto, Bowie appare con gli occhi serrati, il trucco iconico ideato da Pierre La Roche e rifinito dall’aerografo del grafico Philip Castle: un volto insieme umano e alieno, divenuto manifesto universale dell’estetica glam-rock, con quel celebre fulmine sul volto. Lo scatto nacque su impulso del manager Tony Defries, che chiese a Duffy di creare "un’icona per una superstar in ascesa". Il risultato andò ben oltre lo scopo promozionale: un’immagine fragile e marziana, sospesa tra intimità e mitologia. Non a caso, Chris Duffy, figlio del fotografo, la battezzò "la Mona Lisa del pop".
Il fulmine cremisi e blu che divide in due il volto di Bowie riproduceva lo scisma interno nella sua personalità: l’obiettivo di Duffy era proprio quello di catturare la dualità artistica e personale presente in quel momento nell'anima del cantautore britannico.

"Aladdin Sane" si può considerare il naturale seguito del predecessore "Ziggy Stardust", ma anche un ulteriore affinamento di quel sound. "Ziggy in America", lo ribattezzerà Bowie, ponendo l'accento sull'anima prettamente rock'n'roll che lo pervadeva, ma anche sui testi, in cui la realtà degli States era trasfigurata in una serie di pannelli sonori, ora futuristi e allucinati, ora parodistici o malinconicamente trasognati. Si trattava dell'ideale diario di viaggio della lunga tournée oltreoceano che gli aveva spalancato le porte dell’America. Iniziata a Cleveland, il 22 settembre 1972, la serie di concerti, che si sarebbe dovuta concludere un mese dopo, venne protratta per un anno e mezzo. Una sgargiante Bowiemania cominciò così a serpeggiare anche negli Stati Uniti, sospinta dalla Rca, che finanziò il giro con faraonico spiegamento di mezzi, inclusi ballerini, truccatori e guardie del corpo.
Le canzoni di "Aladdin Sane" furono scritte durante quel tour americano, un percorso fatto in treno e in bus Greyhound nell'autunno 1972. Stavolta però non c’è uno stile o un tema distintivo a fare da fil rouge. “Non penso che Aladdin sia chiaramente precisato e definito come Ziggy – spiegò Bowie nel 1973 al New Musical Express – Aladdin è abbastanza effimero. È anche una o più situazioni piuttosto che un singolo individuo”. E più articolata era anche la sua palette sonora, sospesa tra nostalgie rock’n’roll, suoni grezzi alla Stones, dimensione teatrale e suggestioni sonore d’oltreoceano.

L’intesa creativa tra Bowie e Duffy non si esaurì con "Aladdin Sane": insieme firmarono anche due successive copertine, "Lodger" (1979) e "Scary Monsters (and Super Creeps)" (1980), consolidando un sodalizio visivo tra i più influenti nella storia della musica.
L'immagine di "Aladdin San" ha viaggiato per il mondo, dalla mostra itinerante "David Bowie Is" del V&A Museum (passata anche da Bologna) alla celebrazione del 2023 al Southbank Centre londinese per il 50° anniversario dell'album. Ora, il record all'asta di Bonhams suggella ulteriormente la sua dimensione leggendaria.
Il precedente primato apparteneva alla copertina dell’album d’esordio dei Led Zeppelin, firmata da George Hardie, venduta nel 2020 per 325.000 dollari (circa 300.000 euro, 255.000 sterline). Ora, però, il nuovo record parla ancora una volta la lingua di Bowie: quella di un’arte che travalica il tempo, ridisegna l’immaginario e continua, a distanza di decenni, a dettare legge.

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