1. Ashes To Ashes (da Scary Monsters (and Super Creeps)) (1980) 2. Fashion (da Scary Monsters (and Super Creeps)) (1980) 3. Under Pressure – con i Queen (singolo, 1981) 4. Modern Love (da Let's Dance, 1983) 5. Let's Dance (da Let's Dance, 1983) 6. China Girl (da Let's Dance, 1983) 7. White Light/White Heat Live (cover Velvet Underground) (da Ziggy Stardust: The Motion Picture, 1983) 8. Blue Jean (da Tonight, 1984) 9. Tonight – con Tina Turner (da Tonight, 1984) 10. This Is Not America – con Pat Metheny (singolo, 1985) 11. Dancing in the Street – con Mick Jagger (singolo, 1985) 12. Absolute Beginners (singolo, 1986) 13. Magic Dance (singolo, 1987) 14. New York's in Love (da Never Let Me Down, 1987) 15. Time Will Crawl (da Never Let Me Down, 1987)
A proposito del (sacrosanto) numero 1 di questa classifica, va ricordato anche il profondo impatto che ebbe sulla scena musicale e culturale dell'epoca il videoclip, realizzato dal regista David Mallet. Riportiamo a questo proposito il commento del nostro Lorenzo Salzano, contenuto all'interno dello speciale su David Bowie e l'immagine, "Sound and vision - Il rapporto tra il Duca Bianco e il video". Il concetto di videoclip, così come lo concepiamo oggi, nasce proprio coi quattro minuti del clip girato da David Mallet nel 1980 per la sua "Ashes To Ashes". Il montaggio di immagini surreali, dal sottotesto piuttosto disturbante, il budget considerevole, la sperimentazione di effetti ottici come il chromakey, il fatto stesso che il filmato si basi su uno storyboard progettato minuziosamente dal cantante insieme al regista, fanno di "Ashes To Ashes" il primo video musicale in grado di andare oltre il semplice compito di promozione di un brano. Esso si trasforma di fatto in nuovo medium nel quale è possibile elaborare un linguaggio visivo peculiare, e comunicare qualcosa. Bowie in questo video è un Pierrot ferito (e attorniato da figuranti presi dalla scena new romantic), un astronauta prigioniero di un ambiente stile "Alien" di Ridley Scott, è prigioniero in una cucina che esplode, poi in una stanza dalle pareti imbottite. Il video non illustra la canzone, ma ne amplifica e arricchisce la già complessa rete di rimandi intertestuali. Ci sono così le autocitazioni (il ritorno del personaggio di Major Tom dal vecchio hit "Space Oddity"), i riferimenti alla fantasia infantile (nella melodia che riprende alcune nursery rhymes ma anche nella scena sulla spiaggia che ricorda "Il Mago di Oz"), le confessioni psicanalitiche (la figura oppressiva della madre, citata anche nel testo, il cordone ombelicale che lega l'astronauta alla nave). Il personaggio di David Bowie è continuamente attorniato da figure che lo assillano, ma è sempre irrimediabilmente solo, riflettendo le idee ciniche su fama e moda contenute nel disco. Il carattere disturbante delle immagini è inoltre sottolineato dalla fotografia e dai colori, acidi e antinaturalistici, abrasivi come in pochi altri video degli anni Ottanta.