David Bowie: apre la mostra permanente. Da Ziggy al Duca Bianco, 90.000 oggetti esposti

13-09-2025
Nel cuore pulsante dell’East End londinese, tra le architetture contemporanee del Queen Elizabeth Olympic Park, apre oggi al pubblico il David Bowie Centre for the Study of Performing Arts, un nuovo polo culturale interamente dedicato all’arte e all’eredità del “Duca Bianco”.
Ospitato all’interno del V&A East Storehouse – la nuova sede distaccata del Victoria and Albert Museum, progettata dallo studio Diller Scofidio + Renfro – il centro custodisce oltre 90.000 oggetti provenienti dall’archivio personale di Bowie: costumi di scena, strumenti musicali, disegni, manoscritti, fotografie, memorabilia, lettere dei fan e materiali inediti che raccontano cinque decenni di cultura popolare, dal beat londinese degli anni 60 alle metamorfosi artistiche degli anni 80 e oltre.
A differenza di un museo tradizionale, il David Bowie Centre nasce come archivio aperto, un luogo vivo dove l’opera dell’artista non si limita a essere conservata, ma continua a ispirare nuove generazioni. “Bowie avrebbe voluto che questo archivio fosse uno strumento per alimentare la creatività degli altri”, ha spiegato la curatrice Madeleine Haddon durante l’anteprima stampa.

Un archivio da vivere

Grazie al servizio Order an Object, i visitatori possono prenotare una sessione individuale di studio per accedere a qualsiasi pezzo della collezione. Già oltre 500 appassionati hanno richiesto di visionare cimeli unici: dalla redingote disegnata da Alexander McQueen per il concerto del 50° compleanno, alla chiave dell’appartamento berlinese condiviso con Iggy Pop, fino ai bozzetti per il musical mai realizzato "The Spectator", che Bowie aveva in serbo di realizzare.
Parallelamente, circa 200 oggetti vengono esposti a rotazione in nove mini-espositori tematici. Tra i pezzi più iconici figurano la chitarra acustica a 12 corde usata per "Space Oddity", il synth Arp Odyssey, lo stylophone donato da Marc Bolan, la maschera di Aladdin Sane con il fulmine blu e rosso, oltre a un sassofono anni 60 ricevuto in regalo dal padre, primo strumento musicale del giovane David.

I mille volti di Bowie

Il guardaroba di scena, ricchissimo, testimonia le trasformazioni del Duca Bianco: dagli abiti visionari creati da Kansai Yamamoto e Freddie Buretti, alla tuta piumata indossata in un duetto con Marianne Faithfull, fino agli outfit della tournée "Glass Spider" del 1987. Ma il centro non si limita al fascino degli oggetti: oltre 900 scatole custodiscono appunti, spartiti, storyboard, lettere, sceneggiature e persino progetti multimediali mai realizzati come Leon. Una sezione è dedicata alle arti visive, con autoritratti, litografie e tavolozze di colore ancora macchiate di vernice.
“Era il curatore di sé stesso”, osserva l’archivista Sabrina Offord, ricordando come Bowie, già dagli anni ’90, avesse iniziato ad archiviare meticolosamente ogni fase del suo lavoro, comprese lettere di fan, merchandising pirata e oggetti di uso quotidiano.

Una programmazione dinamica

Il centro è sostenuto da partner privati e dall’amministrazione locale, che ne garantisce l’accesso gratuito. L’anno inaugurale prevede mostre temporanee, laboratori e collaborazioni artistiche: i primi curatori ospiti saranno Nile Rodgers, leggenda della disco music, e il collettivo emergente The Last Dinner Party, che offriranno interpretazioni personali dell’eredità bowiana.
Per il direttore del V&A, Tristram Hunt, il David Bowie Centre “offre una prospettiva intima e profonda sul mondo di un artista il cui impatto continua a risuonare quasi un decennio dopo la sua morte”.
Più che un semplice tributo, il nuovo centro londinese è una lente attraverso cui rileggere il passato e immaginare il futuro: uno spazio in cui Ziggy Stardust, Aladdin Sane, il Thin White Duke e tutte le altre incarnazioni di David Bowie continuano a dialogare con il presente, ispirando artisti, creativi e sognatori di oggi e di domani.

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